“Lavora quando puoi e riposa quando devi”
Lailah Gifty Akita

Gam. Il primato dell’opera.

Un “sorvegliato taglio storico-artistico”, con l’attenzione ad artisti specifici, costituiscono il percorso ideale lungo cui si dipana  IL PRIMATO DELL’OPERA, il nuovo allestimento della collezione del Novecento alla  GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, a cura di Riccardo Passoni, aperto al pubblico dal 26 settembre 2020 a 10 agosto 2022.

Diciannove spazi, in cui circa 200 opere sono raccolte sulla base delle principali correnti artistiche del secolo appena trascorso, insieme ad alcune sale personali, per celebrare  autori, di cui le  collezioni torinesi conservano realizzazioni importanti. E dimostrano, come ha osservato l’Assessore alla cultura Leon, la forza delle collezioni stesse, le quali in questo inedito “viaggio nel 900”, propongono delle opere messe a disposizione  “nuove letture perché nuovo è il punto di vista”.

La prima sala è dedicata a Giorgio de Chirico e a un’arte che è stata anche “di-svelamento filosofico”, accostato  al culto della forma rappresentato dalle Nature morte di Giorgio Morandi e alla libertà espressiva di  Filippo de Pisis.

Le Avanguardie storiche sono testimoniate dalle produzioni di Umberto Boccioni, Gino Severini, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Otto Dix, Max Ernst, Paul Klee e Francis Picabia – raccolte a suo tempo da Lionello Venturi –  e soprattutto di  Amedeo Modigliani, ricordato anche per l’influenza che ebbe sugli artisti torinesi.

La sezione dedicata all’Astrattismo italiano è rappresentata da  Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, mentre le sale successive mostrano le straordinarie acquisizioni di arte internazionale nel periodo post bellico, di artisti come Marc Chagall, Hans Hartung,  Pablo Picasso, Jean Arp, Eduardo Chillida.

Degli anni Cinquanta la GAM possiede opere importanti: dall’”Informale di segno” di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi e Antonio Sanfilippo alla rappresentazione  del paesaggio e della natura di Renato Birolli, Ennio Morlotti e Vasco Bendini, fino all’opera radicale di Emilio Vedova e alle produzioni dei torinesi Giacomo Soffiantino, o Paola Levi Montalcini.

I movimenti New Dada e  Pop Art italiana e straniera sono rappresentati – tra gli altri – da Piero Manzoni, Louise Nevelson, Yves Klein e Andy Warhol, mentre l’esperienza dell’Arte Povera, movimento teorizzato nel 1967 da Germano Celant e approdato per la prima volta in un museo nel 1970 proprio nella nostra Galleria d’Arte Moderna, è illustrato – per non citarne che alcuni – da Pier Paolo Calzolari, Mario Merz,  Giovanni Anselmo,  Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto.

 

Delle sale personali menzioniamo quelle dedicate a Felice Casorati, per la lezione indelebile nel contesto torinese e nazionale, all’opera di Arturo Martini, per il ruolo innovativo nella scultura italiana, a Alberto Burri e Lucio Fontana che hanno modificato la veste materica e concettuale della loro opera, influenzando l’arte internazionale dopo la seconda guerra mondiale. Di grande impatto visivo lo spazio dedicato al ciclo della “Gibigianna” di Pinot Gallizio, e di rilevanza artistica l’elaborazione di Giulio Paolini.

Quest’esposizione è “un segnale di fiducia”, come ha sottolineato la sindaca Appendino, “della comunità che torna a vivere gli spazi cittadini della cultura”.

Modalità di accesso

L’accesso sarà consentito a un numero contingentato di visitatori finalizzato a garantire un’adeguata distanza interpersonale. Viene assicurata la regolare, costante e periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti museali.

Per orari: https://www.gamtorino.it/it/news/nuovi-orari-di-apertura

Per prenotare: https://www.fondazionetorinomusei.it/it/gestione-biglietti-e-prenotazioni-web

 

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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