“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Riapertura delle scuole: intervista a un professore delle medie

Riportiamo di seguito l’intervista a un professore di una scuola secondaria di primo grado di Torino.

Da quanto insegna alle medie?

Ho iniziato quest’anno a insegnare alla scuola secondaria di primo grado, prima insegnavo alle elementari. Sono entrato da una settimana in questa nuova scuola e la realtà che mi sono trovato davanti è assolutamente strana. Nessuno di noi è abituato a questo modo di vivere la scuola: né noi insegnanti né gli operatori scolastici e nemmeno gli alunni. Ogni giorno bisogna ritararsi; la realtà cambia continuamente.

Da insegnante, qual è la maggiore difficoltà che ha riscontrato all’inizio di quest’anno?

La difficoltà più grande sta nel relazionarsi con gli alunni in maniera diversa dal solito: c’è molta attenzione all’utilizzo del materiale, al rispetto del proprio posto; nessuno può prestare il proprio materiale e nessuno può intervenire spostandosi con facilità all’interno della classe. La difficoltà sta anche banalmente nel capire cosa ti stanno dicendo i ragazzi che indossano la mascherina.
Una grande difficoltà l’ho riscontrata nell’affrontare il proprio lavoro pensando ad aspetti a cui prima non bisognava far caso. C’è un continuo rimando al rispettare le varie norme anti-covid: l’altro giorno per far sì che un ragazzino potesse prestare una squadretta ad un altro, ci abbiamo messo venti minuti; facevano prima a portargliela da casa.

Nota che sia cambiato il rapporto tra professori e alunni? I ragazzi di prima media hanno difficoltà ad aprirsi nei confronti degli insegnanti?

Difficoltà ad aprirsi direi di no; alle medie ci sono ragazzini che hanno avuto la possibilità di vivere la scuola in condizioni normali quindi sanno cos’è la scuola e hanno imparato a relazionarsi con i compagni e a parlare con i maestri. C’è sicuramente un po’ di disagio legato alla situazione ma non ho visto particolare difficoltà nel relazionarsi.
Mi ha molto colpito però quando qualche giorno fa una ragazzina della mia classe mi ha detto: Professore io non so nemmeno come è fatto. Mi fa vedere com’è senza la mascherina?

Quali sono le difficoltà maggiori che ha riscontrato nei ragazzi?

Per loro la difficoltà maggiore è non poter più fare ciò che prima era parte della quotidianità della giornata scolastica. Ad esempio nell’intervallo erano abituati a uscire e giocare liberamente, mentre ora devono stare seduti al banco e possono allontanarsi solo per andare in bagno.

Come sono organizzati gli spazi all’interno della scuola?

Innanzi tutto l’ingresso a scuola è scaglionato: entrano prima le prime, poi le secondo e infine le terze. Alcune aule che si usavano gli anni passati sono irraggiungibili e in generale l’utilizzo di un’aula che non sia la solita, è complicato. La scuola dove insegno io, ad esempio, è ad indirizzo musicale e i ragazzi erano abituati ad accedere tranquillamente alle aule dedicate a musica mentre ora bisogna organizzarsi bene, per tempo e soprattutto bisogna igienizzare tutto: ogni volta che usi la bacchetta per suonare la batteria ad esempio, devi disinfettarla. Bisogna igienizzarsi spesso le mani e il professore alla fine deve passare a controllare e disinfettare tutto. Stessa cosa al cambio d’ora: ogni volta che un professore se ne va deve disinfettare la cattedra e tutto ciò che ha toccato.

Com’è la situazione insegnanti? Sono stati nominati tutti o anche alle medie c’è la carenza riscontrata alle elementari?

Nella scuola dove insegno io la nomina del corpo docenti è stata completata la scorsa settimana. Questo perché la procedura di nomine non è più fatta in presenza: fino all’anno scorso, per avere l’incarico, mi recavo di persona a un dato orario nel luogo indicato dove si recavano moltissimi insegnanti precari come me e dove, seguendo una graduatoria, ti facevano firmare l’incarico attuale. Quest’anno la stessa cosa è stata fatta online; ma se convocando gli insegnanti in presenza in una giornata riesci a passarli tutti, online ci metti anche una settimana a causa delle varie problematiche tecniche. Questo ha fatto sì che si chiudesse l’organico ad ottobre portando anche disagio ai ragazzi che hanno iniziato la scuola senza alcuni insegnanti.

E se non ci sono i professori bisogna chiamare i supplenti. Anche perché immagino che non si possano più smistare i ragazzi in diverse classi quando un professore è assente.

No, infatti, dal momento che adesso, se un membro della classe ha avuto contatti con una persona con covid, tutta la classe viene messa in quarantena.

E come funziona?

Le spiego: nella mia classe ad esempio hanno trovato un ragazzino positivo; in questi casi l’asl dovrebbe avvisare la scuola e far mettere in quarantena la classe. Ma l’asl in questo momento è piena di lavoro e non ha ancora avvisato la nostra scuola; il preside allora, di sua iniziativa, ha consigliato ai genitori dei ragazzini di tenerli a casa. Il preside infatti non ha l’autorità per mettere una classe in quarantena, lo dovrebbero fare le asl. Io sono andato a scuola lo stesso perché i docenti devono andarci, ma la classe non c’è; sono tre giorni che andiamo a scuola senza la classe: siamo a disposizione in aula professori e se hanno bisogno di qualche sostituzione andiamo.

Non sarebbe consigliabile anche per voi restare a casa?

Il preside non può consigliare anche a noi di stare a casa; per farci stare a casa dovrebbe fare un “interruzione di pubblico servizio” ma non può farlo senza un’imposizione da parte dell’asl. Il preside non può bloccare le attività perciò consiglia ai genitori di tenere i ragazzi a casa; se poi qualcuno li manda lo stesso, ci deve essere l’insegnate. E’ tutto un po’ incerto: io vado a scuola domani ma non so se ci sarà o meno la classe; come dicevo all’inizio, ogni giorno c’è da tararsi su nuovi equilibri e procedure.
Avete notato delle difficoltà nei ragazzi dovute al lungo periodo passato a casa?
Sicuramente fanno più fatica nel mantenere la concentrazione, soprattutto i ragazzini di prima media. Mi rendo conto che i ragazzi ce la mettono tutta, ma è difficile non andando più a scuola da fine febbraio.

I genitori invece hanno fatto presente delle difficoltà?

Nella mia classe sono emerse delle perplessità e scarsa fiducia nei confronti della scuola, soprattutto da parte dei genitori di bambini con difficoltà. C’è molta diffidenza nel mandare i figli a scuola da parte dei genitori di bambini con una salute precaria. Molti di questi bambini infatti sono a casa: c’è un bambino, ad esempio, che non ho ancora conosciuto perché la mamma, per timore, ha deciso di farlo restare a casa.
In una settimana non ho ancora visto tutta la classe al completo perché magari uno stava facendo il tampone, l’altro stava male e quindi non veniva a scuola. ovviamente nella situazione in cui siamo questo avviene spesso perché non appena si ha un semplice raffreddore, bisogna stare a casa; così facendo però si perde per forza parte del programma.

C’è una forte discontinuità dunque anche a livello didattico.

Sì, io non ho visto ancora la classe al completo; su una classe di venti ragazzini ne mancano di solito circa sette, quindi quasi metà classe. E’ vero che abbiamo ricominciato, è vero che la scuola è ripartita ma stiamo andando in prima.

In generale, anche se è solo un settimana che insegna in questa scuola, come le sembra la situazione: quali sono gli aspetti positivi e quali aspetti invece devono essere migliorati?

Mi sono reso conto che tutti, a partire dal preside, sono molto attenti nel rispettare i protocolli. Tutti fanno la loro parte; a livello di scuola non ho nulla da dire. Quello che ho notato non funzionare è invece la parte esterna alla scuola: mi riferisco all’asl ad esempio. Ovviamente in questo periodo sarà oberata di lavoro ma è completamente assente e il caso della mia classe lo dimostra. La scuola ce la sta mettendo tutta ma da sola non può molto. Noi siamo tutti lì per i ragazzi, per dargli la possibilità di venire a scuola e imparare; stiamo dando questo servizio ma lo stiamo dando con le mani legate e non possiamo assolutamente fare di più: non possiamo prendere libere iniziative perché rischiamo di fare danno, perciò ci atteniamo al protocollo che ci viene dato sperando che funzioni tutto al meglio.

 

Chiara

chiaral@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)
Riapertura delle scuole: intervista a un professore delle medie, 9.0 out of 10 based on 1 rating

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*