“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Riapertura delle scuole: intervista a una maestra delle elementari

Riportiamo di seguito l’intervista a una maestra di prima elementare presso una scuola primaria di Torino.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete riscontrato voi maestre all’inizio di questo anno così particolare?

Le difficoltà sono quelle degli scorsi anni. La difficoltà più grande è quella che la scuola ha da sempre cioè la mancanza di personale. Il problema cronico della scuola secondo me è questo: la lentezza nell’immettere personale in ruolo, le cattedre vacati ecc… Ovviamente quest’anno il problema della mancanza di insegnati si fa sentire più forte rispetto agli scorsi anni perché le complicazioni sono già tante.
Per il resto, seppur con difficoltà, siamo riusciti a mettere in atto la normativa per il contenimento del Covid-19. Devo dire che la scuola ha fatto grandi cose in questo senso. Non abbiamo avuto ad esempio suddivisioni della classe, variazioni particolari di orario.

Di quante maestre si necessita in questo momento?

Mancano ancora posti nelle cattedre comuni e questo fa sì che, per ora, non si possa fare un orario definitivo.

E’ cambiato il modo di fare lezione? La didattica sta risentendo di questa situazione?

Il problema riguarda, più che la didattica, il costruire relazioni tra i bambini facendo gruppo in un contesto in cui bisogna mantenere il distanziamento. Si risente anche del contatto visivo tra i bambini: un conto è essere disposti a ferro di cavallo e potersi guardare in volto (cosa molto importate almeno all’inizio), un conto è essere rivolti verso l’insegnante. Mancano situazioni come lo stare in cerchio sfruttando gli spazi comuni come l’atrio e fare giochi di conoscenza come passarsi la palla. Questo influisce molto sulla costruzione delle relazioni tra i bambini. Siamo però riusciti a preservare, con le dovute precauzioni, i momenti di gioco libero in cortile, ma con il nostro clima il cortile ha uso limitato.

Come funziona la ricreazione?

Innanzi tutto la usiamo per andare in bagno tutti insieme e per mangiare. I bambini si possono alzare ma tenendo la mascherina e si cerca di evitare il più possibile il contatto. Una cosa molto brutta è che non si possono prestare nemmeno una matita o un pennarello, gesto che viene loro spontaneo. Certo dopo tutta una giornata in cui non sai quando si siano lavati le mani, se la matita è caduta ecc.. bisognerebbe igienizzare costantemente le mani e gli oggetti per far sì che se li possano prestare. Io presto dei miei materiali ai bambini ma prima di farlo, o di farlo fare anche ai bambini, igienizzo l’oggetto. Si fa lo stesso ma così facendo si perde la spontaneità del gesto. Noto proprio che manca la parte del contatto fisico.

Probabilmente ci metteranno più tempo a legare tra loro.

Probabilmente sì ed interiorizzeranno anche questo concetto della distanza, la divisione tra lo spazio fisico mio e tuo. Noi insegnanti forse dovremmo puntare l’attenzione sul fatto che queste sono regole che hanno un fine sociale; usare la situazione in cui ci troviamo per spiegare che si è responsabili anche verso gli altri e che la distanza è utile in generale per non trasmettere, non solo il covid, ma tutta una serie di malattie. Forse l’aspetto positivo è che conterremo altre infezioni da batteri e virus.

A parte la difficoltà nel non potersi relazionare fisicamente con i compagni, avete trovato delle problematicità nei bambini dovute al lungo periodo che hanno passato a casa?

Sì, assolutamente. Soprattutto nei soggetti più fragili che non hanno avuto un contesto familiare che li supportasse. I bambini che avevano già un buon sostegno familiare raccontano di esperienze come il pic-nic sul tappeto che facevano durante il lockdown e che continuano a fare adesso; ci sono famiglie che si sono organizzate durante la chiusura e che sono riuscite a far passare questo tempo anche in maniera produttiva. I bambini che non hanno avuto questa fortuna hanno patito molto, anche dal punto di vista della relazione con gli altri.
In generale è mancata la parte della scuola materna. Nei bambini di prima elementare si vede come manchi tutta la parte del pregrafismo. Sembra che alla scuola materna non si faccia nulla perché non è scuola dell’obbligo, ma in realtà ha un ruolo fondamentale e questa chiusura lo dimostra: ci sono difficoltà nel tenere le forbici in mano, nel tagliare.. tutte cose che si imparano alla scuola materna; anche lo schema corporeo e la conoscenza di sé di molti bambini sembra averne risentito: dove sono la destra e la sinistra, la laterizzazione, che sono aspetti che si imparano alle materne. Là dove la famiglia non è riuscita a sopperire, si vede proprio che manca quest’aspetto. Dico che la colpa è la mancanza dell’ultima parte delle materne perché con queste grosse difficoltà né io né le colleghe ci siamo mai dovute confrontare perciò pensiamo siano dovute a questo.

Per quanto riguarda l’attenzione? Notate un peggioramento nei bambini rispetto agli anni passati?

Non è tanto una questione di attenzione quanto di fatica. Hanno davvero molta difficoltà nel reggere otto ore di scuola. Un po’ perché passano la maggior parte del tempo nella bolla dell’aula e un po’ perché non erano più abituati. Di solito nell’intervallo di mezza giornata si sfruttava l’atrio interno ed era un momento di ristoro per loro, che ora non hanno più. Si deve stare ognuno nella propria aula e non ci si può mischiare con altre classi anche se si può usare il cortile e la mensa, con tutte le dovute precauzioni.

E per quanto riguarda la palestra?

Per ora non abbiamo ancora avuto disposizioni direttive anche perché non avendo ancora un orario definitivo, non siamo riusciti a fare un orario di palestra. In palestra poi ci vorrà una distanza di almeno due metri e niente giochi di gruppo; assolutamente si farà l’ora di palestra perché i bambini ne hanno molto bisogno. Durante quest’ora si potranno fare attività di psicomotricità ma niente giochi di gruppo. Anche in classe, per dire, il semplice gioco del gessetto non si può più fare e anche qui facciamo altre attività: ascoltiamo molta musica, leggiamo molti libri. Sicuramente ci si organizza, ma qualcosa manca, questo pezzo di contatto fisico manca: a volte i bambini vorrebbero abbracciarti, arrivano con le bracci aperte ma poi si fermano un po’ prima. gli manca proprio questo aspetto quindi a volte il tocco ci va, anche solo sulla spalla mentre lavorano (igienizzandoci prima le mani).

I bambini si sono aperti in fretta nei confronti di voi maestre nonostante manchi questa parte del contatto?

Sì, direi di sì. Se riesci a creare un clima incoraggiante e accogliente, loro lo sentono. Non trovo differenze nel loro modo di rapportarsi con noi: ti raccontano le cose che fanno, ti vengono vicino per abbracciarti ma appunto si fermano prima, ti fanno tanti disegni come sono sempre soliti fare i bambini delle elementari. Se riesci a dare uno spazio per parlare, per confrontarti e far capire che comunque la scuola è un contesto accogliente, dove fanno cose che gli servono, loro vengono volentieri. Poi in prima elementare il fatto di dover imparare a leggere e scrivere per loro è sempre un’avventura e un’emozione, ti chiedono proprio “Ma quando impariamo?”.

Com’è al momento la situazione dei bambini hc (Handicap)?

Loro sono i soggetti più fragili al momento ma sono anche quelli per i quali è meno stringente la normativa: se non riescono ad indossare la mascherina non la indossano, siamo noi ad indossare protezioni in più. il contatto fisico per questi bambini non può mancare. Devo dire che anche in questo caso è fondamentale l’aiuto degli operatori scolastici perché spesso questi bambini hanno bisogno di uno spazio al di fuori dell’aula dove essere portati in determinati momenti della giornata. Ci sono degli spazi dedicati solo a loro, cioè ogni bambino hc ha il suo spazio, dove non vanno altri. Noi per ora abbiamo il personale ATA ad ogni piano e ci da una grandissima mano.

Come è gestita la situazione del bagno?

Anche qui i collaboratori sono fondamentali perché portiamo tutti i bambini insieme in bagno con l’operatore che ci aiuta e che pulisce ogni volta che un bambino entra in bagno.

Portate tutta la classe in bagno anche quando un bambino deve andarci durante la lezione?

No, se c’è un operatore no, l’operatore gli va dietro e pulisce dopo. E’ un surplus di lavoro per il personale ATA ma devo dire che è fondamentale e la scuola ha cambiato faccia: è molto più pulita e anche i bagni sono frequentabili. So di scuole in cui non c’è personale e lì è un gran problema; per fortuna noi l’abbiamo ed è molto collaborativo anche perché molti bambini hanno bisogno di andare in bagno persino tre volte in un pomeriggio; alcune volte ci vanno pure quattro volte perché per alcuni è anche una manifestazione di nervosismo e tensione.

Da cosa è dovuta questa carenza di personale di cui parlava prima negli insegnanti e ora nel personale ATA?

E’ dovuta a riforme e leggi che si sono accavallate negli anni e che sono sempre andate al risparmio; è un accumularsi di leggi quindi metter mano adesso dev’essere molto complicato. Bisognerebbe disfare ciò che è stato fatto negli ultimi anni e rifare tutto da capo, con un grande coraggio perché richiede un investimento economico notevole, che nessuno si sente di fare. C’è una domanda, c’è l’offerta ma non si riesce a sbloccare la situazione. Pensiamo solo alle supplenze: quando ho iniziato io facevo la supplente, come tutti gli insegnanti della mia generazione, oggi invece noi insegnanti di ruolo veniamo chiamate a fare le sostituzioni. Tutta questa situazione ricade poi su di noi e sui bambini.

Soprattutto in una situazione del genere.

Sì. I bambini avrebbero bisogno, soprattutto adesso, di avere una figura di riferimento fin dal primo giorno. Anche una settimana senza maestra è troppo per loro e invece non ce ne si rende conto; le maestre elementari sono ancora equiparate alla “maestrina della penna rossa” di De Amicis.

Non si ha in mente il ruolo fondamentale che svolgono invece le scuole primarie.

No, infatti. Nella vulgata comune non ci vuole nulla ad insegnare alle elementari. Ma è così per tutti i livelli di scuola, l’attenzione allo studente è minima, nonostante si sia legiferato tanto in proposito; pensiamo solo a tutta la normativa che è uscita suoi DSA e che prima non esisteva. Il problema è che alla fine è solo produzione di carta e burocrazia che appesantisce la scuola, nell’intento del legislatore l’intenzione c’è magari ma a conti fatti è una produzione in più e uno spreco in più di tempo e di energie. In questo senso non mi sembra che ci sia ancora un’inversione di rotta.

Dal punto di vista organizzativo, come funzionano l’entrata e l’uscita da scuola?

I bambini entrano scaglionati e da due ingressi. Per noi l’orario di entrata è otto e trentacinque invece che otto e trenta e usciamo da scuola alle sedici e trentacinque. Devo dire che l’uscita è meno problematica degli anni scorsi perché essendoci una seconda uscita, non c’è la solita calca. Mentre le prime, gli anni scorsi, alle cinque meno un quarto erano ancora ad attendere in fila, quest’anno, se i genitori sono puntuali, usciamo alle sedici e trentacinque e dopo cinque minuti non c’è più nessuno.

Si spera che le cose positive si mantengano anche una volta terminata l’emergenza.

Io lo spero perché devo dire che, per certi aspetti, quest’anno c’è stato un miglioramento: è stato necessario per forza puntare l’attenzione su alcuni elementi come la pulizia, l’entrata e l’uscita da scuola e facendolo, forse, le cose sono migliorate.

Come funziona invece la mensa?

La mia classe è la prima a scendere, alle 11:50. In generale ci sono semplicemente meno bambini ai tavoli. Invece che sei ce ne sono tre, ben distanziati. Certo, c’è un lasso di tempo più ampio entro il quale tutte le classi scendono a mensa: le prime classi gli anni scorsi scendevano alle 12:10 o 12:00. Sono quei dieci minuti che fanno la differenza perché se riusciamo ad essere puntuali, e di solito lo siamo, poi va tutto liscio. Le classi scendono una per volta a distanza di cinque minuti le une dalle altre; noi essendo i primi, andiamo lisci e forse rispetto alle altre classi, abbiamo un po’ di tempo in più, una quarantina di munti, mentre di solito il tempo a disposizione è di mezz’ora. E’ un po’ poco per mangiare perché bisogna contare anche il tempo che i bambini ci mettono per prendere il vassoio. Ovviamente è un carico di lavoro in più anche per le operatrici della mensa che devono essere più attente alla pulizia e devono preparare già il vassoio ai bambini. Una cosa negativa è che si spreca molto cibo: per esempio non si può raccogliere e portare in classe il pane o la frutta che avanza come gli anni passati; ora anche il pane chiuso nel sacchetto va buttato. Capisco che non si possa fare altrimenti, ma lo spreco è grande.
Un’altra cosa preoccupante è la quantità di prodotti per la pulizia che stiamo usando. Io mi domando, con la sanificazione dei bagni che stiamo facendo, cosa stiamo immettendo nelle falde acquifere. E’ sicuramente un argomento che dovrà essere affrontato.

Cambiando argomento, volevo chiederle: avete riscontrato delle difficoltà nei genitori all’inizio della scuola?

I genitori li abbiamo incontrati una sola volta in presenza e per adesso non hanno fatto presente alcuna difficoltà. Là dove la comunicazione è chiara, anche loro fanno meno fatica. Devo dire che non ci è stata posta nessuna problematica da parte loro, forse anche perché si è dovuto sfrondare molto sulle cose da portare a scuola ad esempio; non si possono portare a scuola giochi quindi si evitano anche tutte le questioni legate alla sparizione di oggetti propri in classe.

Non hanno patito il fatto di aver meno contatto con voi maestre?

Per ora no, anche perché là dove c’è stata la necessità di fare dei colloqui in presenta, dietro autorizzazione e con tutte le dovute cautele, sono stati concessi. Comunque la comunicazione tramite diario funziona.

In generale, tirando le somme, che cosa ha notato funzionare bene in queste settimane e cosa invece, secondo lei, avrebbe bisogno di una miglioria?

Sicuramente funziona bene l’aspetto dell’organizzazione in generale. Le classi, con il numero di bambini che abbiamo, riescono a contenerli tutti mantenendo la distanza e riusciamo a spostarci per la scuola non incontrando altre classi. Funziona molto bene anche la pulizia, che era un tasto dolente.
Io ho qualche perplessità nell’uso della mascherini nei bambini, perché sono ancora troppo piccoli quindi la toccano e non c’è da parte loro nessuna cautela, già negli adulti non c’è, figuriamoci in loro.
Sicuramente la mancanza di contatto fisico per quest’età è una difficoltà e si sente proprio la sua mancanza, rende tutto più faticoso. Passa tutto di più attraverso il verbale e non per tutti i bambini questo canale è il preferenziale; per alcuni funziona e per altri no. Ad esempio dirgli di aprire lo zaino e mettere le varie cose dentro senza poterli aiutare è faticoso, forse li renderà più autonomi ma chi ha più difficoltà ne risente: l’autonomia non è una conquista così immediata per tutti.
Vedo proprio che per i bambini stare a scuola tutto questo tempo e in queste condizioni, è una gran fatica fisica e psichica. Ora che non si potrà più andare in cortile sarà ancora peggio. Speriamo di poterci rifare del tempo perduto una volta che questa situazione sarà terminata.

 

Chiara

chiaral@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +3 (from 3 votes)
Riapertura delle scuole: intervista a una maestra delle elementari, 10.0 out of 10 based on 1 rating

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*