“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Riapertura delle scuole: superiori e Università

Analizziamo infine la situazione all’interno della scuola secondaria di secondo grado e dell’Università.

A settembre ogni Istituto Superiore era partito con modalità differenti di didattica: chi garantiva a tutti la presenza, chi suddivideva gli stessi gruppi classe in modo che un terzo degli alunni restasse sempre a casa, chi faceva a rotazione tra le classi mantenendo sempre una percentuale di studenti in didattica a distanza.
La scuola non è mai stata così tanto una Babele di regole. Si è fatto il possibile per mantenere intatto il clima scolastico ma la differenza è innegabile; così ci dice una studentessa delle superiori:

Appena entrati a scuola abbiamo visto le frecce di entrata e uscita per terra che sembravano quelle dell’ospedale. Entrati in classe abbiamo notato che i banchi erano tutti distanziati, la cattedra era molto distante; il professore ha dovuto igienizzare la sua cattedra e il computer e ognuno di noi ha dovuto igienizzarsi le mani. 

Oltre all’aspetto mutato della scuola, quello che crea confusione nei ragazzi, è la disorganizzazione dovuta all’incertezza nelle norme che cambiano in continuazione e all’assenza di diversi professori che vengono nominati ormai ad anno scolastico inoltrato:

Vedi, più che una questione di mascherine, distanziamento, percorsi obbligati, c’è stato un problema di organizzazione. (Studente delle superiori)

La scuola è andata avanti così, a spruzzi di igienizzante, fino alla domenica scorsa, quando il presidente del Consiglio Conte ha dichiarato nel nuovo decreto ministeriale l’obbligo di mantenere in DAD (didattica a distanza) il 75% degli alunni di ogni Istituto Superiore.
La scuola ci ha rimesso, un’altra volta. Ma se questo è il prezzo da pagare per scongiurare una chiusura totale, si stringe i denti e si va avanti, nonostante la scuola sia stata, dall’inizio di settembre, uno dei posti più sicuri:

Casi di contagio a livello scolastico per adesso non ne abbiamo: i ragazzi ti dicono esplicitamente che il loro compagno di calcetto era positivo o cose del genere. La scuola non è un luogo appestato e se chiude, non lo fa di certo perché non è sicuro. (Professoressa di un Liceo Scientifico di Torino)

Quella di adesso è una scuola socchiusa ma ancora aperta quel tanto che basta per lasciare uno spiraglio di speranza. Chissà se lo sforzo della scuola e dei ragazzi si sentirà fino a Roma; chissà se sarà sufficiente per evitare la chiusura dell’ultimo presidio culturale rimasto aperto:

Vorrei che il messaggio forte da parte di un dirigente della scuola sia che le scuole devono rimanere aperte, in qualsiasi modo ma devono rimanere aperte, sennò spegniamo davvero una luce. (Dirigente di un Istituto Tecnico Industriale della provincia di Torino)

Se le superiori sono una Babele di regole, l’Università non è certo da meno, anzi. Ogni Ateneo deve predisporre l’organizzazione della propria didattica dopo aver consultato il Comitato Universitario Regionale.
La didattica a distanza è sicuramente non punto in comune a tutte le Università e tutti gli Atenei, le modalità e il numero delle ore, dipende dal singolo. Gli studenti a soffrire di meno delle misure di contenimento, sono indubbiamente i ragazzi che frequentano corsi di Laurea in cui prevale la parte teorica:

Diciamo che è un male necessario ma non è troppo grave per noi dell’università […]E’ tutto un fattore di responsabilità: un ragazzo di vent’anni che segue l’università è più responsabile di uno di dieci che deve seguire le lezioni online. Poi diciamo che sono un po’ più fatti tuoi se non segui i corsi all’università mentre se il bambino non riesce ad andare a scuola o seguire le lezioni, la responsabilità è di qualcun altro. (Studente del Politecnico di Torino)

Si trovano svantaggiati invece, coloro che svolgevano attività come tirocini. Così ci dice una studentessa al terzo anno di Ortottica e assistenza oftalmologica:

Alcuni pensavano anche di sospendere la carriera e riprenderla l’anno prossimo perché, per noi professioni sanitarie, non serve a nulla fare solo la teoria: abbiamo bisogno del tirocinio; se non metto in pratica quello che studio cosa ottengo alla fine? Niente.

 

Le interviste integrali da cui sono tratte le citazioni precedenti sono disponibili cliccando sui link sottostanti:

Intervista a una dirigente di un Istituto Tecnico Industriale
Intervista a una professoressa di un Liceo Scientifico
Intervista a una studentessa di un Liceo Linguistico
Intervista a uno studente di un Liceo Scientifico
Intervista a uno studente del Politecnico di Torino
Intervista a una studentessa dell’Università degli Studi di Torino

 

Chiara Lionello

chiaral@vicini.to.it

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