“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

38° TFF: Nota n° 1

Dove sta andando il cinema contemporaneo? In specie quello realizzato dalle forze più fresche, registi alla prima o seconda prova? Ne è specchio questo 38 Tff, con opere da non perdere, quando nei prossimi mesi approderanno in sala o sulle piattaforme.  Una rassegna con un 50 % di autrici sta dando voce a una carrellata di figure femminili, molte delle quali resteranno impresse per la loro originalità o potenza. A partire dalle adolescenti di  Las niñas(***) di Pilar Palomero: nel 1992, a Saragozza, in una scuola cattolica che sembra ferma agli anni ’50, la dodicenne Celia e le compagne, stimolate dall’arrivo da Barcellona  di una nuova allieva, Brisa,  si affacciano alla vita adulta, nel turbamento suscitato dalla sessualità, dal desiderio di un modo di vestire e di una  parola più liberi, per uscire dal silenzio di una condizione femminile simboleggiata dall’esercizio di canto muto, imposto dalle suore.

Wildfire(****), della cineasta Cathy Brady al suo primo lungometraggio, esplora il legame tormentato tra due sorelle all’ombra della politica, in quell’Irlanda dal passato di attentati sanguinosi, che ha determinato un collettivo trauma intergenerazionale, segnando i destini di lutti e danni psicologici irreparabili. Forse solo la sensibilità femminile poteva costruire una vicenda emblematica sulle ferite della Storia attraverso il racconto di  una simbiosi di anime dolenti, anche grazie all’energia e alla naturalezza recitativa delle interpreti. Un film  dal respiro classico, ma che parla dell’oggi, di traumi del passato che piagano la mente e di una  sofferenza che esplode anche per le condizioni di lavoro sempre più alienanti.

Mickey on the road(****), opera prima della taiwanese Mian Mian Lu, dipinge la femminilità a tratti spavalda e provocatoria di due ragazze,  amiche seppur profondamente diverse. Film che a tratti ha la suggestione di  una coreografia, in cui si muovono due personaggi  alla ricerca di parti di sé (un amore, un padre..) mancanti, nel contrasto tra immagini, soprattutto notturne,  di rutilante modernità nelle quali risiedono i loro sogni  e scenari di desolazione dove, invece, abita la loro realtà.

Per restare a “l’altra metà del cielo”, tra gli eventi, il Tff ha reso omaggio a Lietta Tornabuoni, fino al 2011 leggendaria firma del quotidiano La Stampa (il volume Quando scriveva Lietta realizzato dal Museo Nazionale del Cinema, che raccoglie alcuni dei suoi articoli più rappresentativi sarà disponibile per il download sul sito del Torino Film Festival). Una figura femminile straordinaria che avvicinò molti della generazione di chi scrive al cinema, attraverso le  recensioni dall’incipit folgorante e dalla prosa impeccabile. Natalia Aspesi, che fin dagli anni ’80 della Tornabuoni fu amica e collega, ne ha ricordato la generosità e il dono di essere anticipatrice dei tempi: raccontando costume e cinema, “attori e registi collegandoli alla vita, voleva che i film parlassero al mondo per cambiarlo”.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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