“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Cosa sarà, di Francesco Bruni

Nonostante la presenza di ospedali e mascherine, Cosa sarà non accenna al Covid. Anzi, ci riporta alla normalità della vita di prima, nella quale – comunque – malattie gravi e paura della morte non ci erano affatto estranee.

La storia del regista Bruno Salvati che viene colpito improvvisamente da un tumore del sangue, la mielodisplasia, è ispirata alla vicenda in parte autobiografica di Francesco Bruni, ma  se ne discosta per gli ulteriori sviluppi narrativi: infatti il protagonista del film, mentre cerca di reggere il colpo della diagnosi ricevuta, viene a conoscenza di un segreto familiare che cambierà lo scenario in cui tutti i personaggi in campo dovranno muoversi: lui stesso, il padre, i figli, l’ex moglie.

Perché vedere, oggi, un film che ci riconduce in parte alle atmosfere ospedaliere e ansiogene dei telegiornali? Perché  parla con sincerità di noi, di chi vive rapporti di coppia che procedono stancamente, sui binari della consuetudine o della disattenzione. Del groviglio affettivo rappresentato dalla famiglia, con le colpe inconfessate dei padri e le asprezze egoiste dei figli. Di una fragilità maschile mai così denudata e della forza pragmatica delle donne. Della verità terribile rappresentata dal cancro e del coraggio di mostrare il proprio sgomento, fuori dalla retorica recente secondo cui la malattia è una battaglia e i pazienti necessariamente dei guerrieri, e chi non combatte è “uno sfigato”, come ammonisce la giovane Adele.

Non si tratta di misconoscere  il valore terapeutico della capacità di reagire e lottare, benché il virus ci abbia resi tutti più esposti, legittimando la nostra vulnerabilità: ma Francesco Bruni decide di mettere in scena lo spavento, quello profondo, evocato dalla possibilità della fine, ed è  lo stesso spavento che ha provato sulla propria pelle.

L’argomento personale, la dedica allo sceneggiatore prematuramente scomparso Mattia Torre, la presenza nel cast della moglie di Bruni (l’attrice Raffaella Lebboroni) nel ruolo cruciale dell’oncologa Bonetti, l’equilibrio tra i toni della commedia e del dramma, concorrono ad un’operazione corale, sentita e riuscita: su tutte, domina la prova di Kim Rossi Stuart, artista poliedrico (è scrittore e ha  collaborato alla stesura del film) e attore sempre più in parte e maturo.

 

Con Kim Rossi Stuart, Lorenza Indovina, Barbara Ronchi, Giuseppe Pambieri,

Raffaella Lebboroni.

Disponibile in streaming video

Voto: 8/10

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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