“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” SANT’AGOSTINO

Franz Peter Schubert: dieci cose che non sapevi

Franz Peter Schubert è stato un compositore austriaco di età romantica, nato a Vienna il 31 gennaio 1797 e morto nella stessa città il 19 novembre 1828. Artista di concetto con un forte appetito per la sperimentazione, il suo interesse compositivo si rivolse ad un’enorme varietà di forme e generi: opera, musica sinfonica, musica liturgica e brani cameristici. La biografia del viennese è percorsa da una serie di amarezze, curiosità e stranezze: eccone dieci.

1. Suo padre, Franz Theodor Schubert, era maestro della scuola elementare situata al n. 12 del Himmelpfortgrund (oggi Säulengasse 3), nel poverissimo distretto di Lichtental. La madre, Elisabeth Vietz, prima del matrimonio aveva lavorato a Vienna come cuoca. Franz era il dodicesimo di quattordici figli, dei quali solo cinque raggiunsero l’età adulta. Nel 1813, un anno dopo la morte della prima moglie, Franz Theodor si risposò con Anna Kleyenböck, figlia di un fabbricante di seta, che aveva vent’anni meno di lui e gli diede altri cinque figli.

2. A sette anni Schubert fu affidato al maestro del coro della parrocchia di Lichtental Michael Holzer, al quale dedicherà la Messa in do maggiore (1825), che gli diede lezioni di contrappunto e gli insegnò a cantare e a suonare l’organo. Holzer ripeteva sovente di non aver mai avuto un simile allievo, ed era solito contemplarlo con le lacrime agli occhi dicendo: «In che posso essergli utile? Quando voglio insegnargli qualcosa, la sa già».

3. I cinque anni di convitto (1808-1813) rivelarono un fanciullo completamente sedotto dalla musica, che amava eseguire soprattutto in quartetto con i suoi familiari: egli suonava la viola, suo fratello Ferdinand il primo violino, l’altro fratello (Ignaz) il secondo e il padre il violoncello. L’unico ad avvertire errori o stonature era Franz: quando queste venivano dai fratelli, si limitava a sorridere bonariamente; se invece colpevole era suo padre, interrompeva l’esecuzione e timidamente sottolineava l’imprecisione. Lontano da qualsiasi forma di vanità, semplice e buono nelle amicizie, all’apparenza Franz dava l’idea di una persona senza carattere: solo gli amici e le persone più fidate riuscivano a far emergere il suo lato più passionale e sanguigno.

4. Nel 1814 Schubert compose una messa per le celebrazioni del centenario della parrocchia natale di Lichtenthal: fu in questo contesto che conobbe i Grob, commercianti di seta. La figlia Therese, dotata di una voce capace di notevoli modulazioni, eseguì la parte del soprano. Incominciò una relazione tra i due, ma la prospettiva matrimoniale naufragò a causa delle ristrettezze economiche in cui versava Schubert. Therese sposò allora, il 21 novembre 1820, il panettiere Johann Bergmann, che versava in condizioni decisamente più agiate. Grazie agli aiuti di una ristretta cerchia di amici ed intellettuali estimatori delle sue opere, il musicista riuscì nonostante le ristrettezze economiche a vivere senza impiego stabile e a continuare a comporre.

5. Lo stesso anno, al Teatro di Porta Carinzia in Vienna, Franz assistette alla rappresentazione del Fidelio nell’ultima versione approntata da Beethoven: si narra che, per assistervi, il giovane avesse venduto i suoi libri scolastici. Se così fece, di certo non sbagliò: per tutta la vita fu accompagnato da un ricordo meraviglioso e indelebile, che però non gli impedì di assumere un atteggiamento di critica riverenza nei confronti del grande Ludwig.

6. L’evento più importante del 1816 fu la festa organizzata per festeggiare i cinquant’anni di soggiorno a Vienna di Antonio Salieri. Schubert partecipò commosso alla cerimonia, come si desume da alcuni passi del suo diario: “Come dev’essere bello e confortante per un artista vedere tutti i suoi allievi raccolti intorno a lui, impegnati a rivelare il meglio di se stessi per questo giubileo, e come deve essere bello ascoltare tutte le composizioni che celebrano la semplice natura nella sua forza espressiva, libera da quella bizzarria che oggi tende a dominare nella maggior parte dei compositori e che è dovuta a uno dei più grandi artisti tedeschi -Beethoven?-. Una bizzarria che fonde e mescola il tragico al comico, il gradevole al ripugnante, l’eroico alle implorazioni, il sacro al grottesco; è una bizzarria che getta l’uomo nella follia più che condurlo all’amore, senza più distinzioni, spingendolo a ridere piuttosto che elevarlo a Dio”.

7. Anton Schindler, grande falsario e segretario personale di Beethoven, racconta che “nell’anno 1822 Franz Schubert si accinse a offrire le sue Variazioni a quattro mani su un Lied francese, dedicate a Beethoven, al Maestro da lui tanto ammirato. Nonostante Diabelli lo accompagnasse e cercasse di fargli forza, Schubert fece una figuraccia. Il coraggio così saldamente mantenuto fino all’abitazione lo abbandonò completamente alla presenza di Sua Maestà l’Artista. E quando Beethoven espresse il desiderio che Schubert scrivesse le risposte alle sue domande, al poveretto si paralizzò la mano dall’emozione. Beethoven fece scorrere la copia che gli era stata consegnata e notò un’inesattezza armonica: con parole delicate la fece notare al giovane aggiungendo che non si trattava di peccato mortale; invece, proprio a seguito di questa conciliante osservazione, Schubert perse completamente il controllo. Solo quando fu fuori di casa fece di nuovo uno sforzo per cercare di riprendersi. Questo fu il primo e ultimo incontro con Beethoven, perché non ebbe mai più il coraggio di farsi vedere da lui”. L’aneddoto non ha trovato molto favore presso gli amici di Schubert, in particolar modo Spaun. Ma anche se non crediamo al racconto di Schindler, rimane il fatto che Schubert si sentiva inferiore a Beethoven, di cui ammirava sia il genio musicale sia l’indole politica.

8. Nel 1823, a poco più di venticinque anni, Schubert era abbastanza noto nella capitale. Ma la sua fama subiva un notevole freno dal suo aspetto fisico, che lo faceva somigliare a un contadino bavarese e che lo penalizzava nell’alta società del tempo. Gli amici lo chiamavano schwammerl, cioè funghetto, a causa della grossa testa incassata nel piccolo corpo grasso. I modi di fare non supplivano all’aspetto sgraziato: non era rozzo, ma la brillantezza di conversazione e il savoir faire non erano il suo forte.

9. Dai primi mesi del 1826 la combriccola di amici del musicista inaugurò un ciclo di serate a base di balli e salsicce (Wurstelball). Cominciarono così le “schubertiadi”, durante le quali la musica di Franz accompagnava strepitose abbuffate di ottimi wurstel. Teatro di queste conventions erano le abitazioni di von Schober o dell’altro amico Josef von Spaun; ma non era infrequente che, talvolta, la scelta cadesse su qualche caffè deputato all’ascolto di musica, in ossequio alla migliore tradizione viennese.

10. Schubert componeva quasi tutte le mattine e nel pomeriggio usciva a leggere i giornali; la sera era il momento degli amici e della baldoria.

In un contesto musicale come il primo Romanticismo, epoca in cui i grandi dominatori della tastiera solcano gli orizzonti (e i palchi dei teatri o i tappeti dei salotti più in voga), Schubert percorre e traccia una strada tutta sua, coraggiosamente. Non ama le parafrasi, gli studi da concerto, le cascate di note e le scritture “di bravura”. Trova il suo nutrimento in un terreno in cui l’eloquio narrativo è il fattore predominante, curandosi di portare avanti l’essenza più indispensabile della musica.

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

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