“Pensa a tutta la bellezza ancora rimasta attorno a te e sii felice.”

Anna Frank

McCartney e Conte: prima la musica o la poesia?

Prima la musica o la poesia? Forse anche per evitare un problema così insidioso, le menti più sagge dell’antichità hanno concepito miti rassicuranti come quello delle comuni origini di poesia e musica o del loro primordiale legame ritmico e sonoro. Da una prospettiva opposta, in tempi più recenti, gli studiosi hanno cercato di definire la differenza fra poesia per musica e poesia pura, come se le forme poetiche concepite per essere intonate potessero essere sempre distinte da altre il cui fine ultimo rimanga quello della poesia stessa. Qualsiasi riflessione in merito non può prescindere dal preziosissimo contributo di Stefano La Via, ai cui studi si rimanda direttamente nelle righe seguenti.

È anzitutto il produttore e arrangiatore dei Beatles George Martin a sostenere che Lennon e McCartney seguivano un processo compositivo opposto: il primo partiva dalle parole, l’altro dalla musica. Quasi tutti i più grandi successi attribuibili a McCartney sono il frutto di una concezione innanzitutto musicale (Yesterday, Michelle, Eleanor Rigby, Here, There And Everywhere, For No One, Lucy In The Sky With Diamonds, The Fool On The Hill, I Will, Blackbird, Martha My Dear, Get Back). Il caso di Yesterday è forse il più intrigante:  Paul si sveglia “con questa bella canzone in testa”, salta giù dal letto, si siede al piano e trova gli accordi di accompagnamento. Anche la melodia gli piace moltissimo, ma non capisce da dove sia arrivata, e rimane nel dubbio di aver sognato una canzone già esistente; rotto ogni indugio, per aiutarsi a memorizzarne la scansione ritmica applica a quell’idea melodica il dummy Scrambled eggs, oh, my baby, how I love your legs. Il passaggio da Scrambled Eggs al definitivo Yesterday avviene durante un interminabile viaggio in macchina attraverso il Portogallo: «Cominciai a sviluppare l’idea: scram-bled eggs, da-da da. Sapevo che le sillabe dovevano corrispondere alla melodia, com’è ovvio: da-da da, yes-ter-day, sud-den-ly, fun-il-ly, mer-il-ly. All my troubles seemed so far away. È facile trovare una rima con tutte queste a: say, today, away, play, stay; ce ne sono un sacco e si possono sistemare molto facilmente, perciò in quel viaggio le misi insieme a poco a poco: sud-den-ly, e di nuovo, nella strofa seguente, un’altra rima facile (e): me, tree, flea, we; avevo le basi».

Paolo Conte nega risolutamente di aver mai scritto poesieHo sempre pensato che scrivere poesie fosso poco virile, frivolo, un tantino effemminato»): non solo la musica viene sempre composta prima del testo poetico, ma il suo dominio è talmente assoluto che non pochi testi di Conte difficilmente si prestano a essere compresi e apprezzati separatamente dalla musica. Non si tratta di “un metodo come un altro” (Poesia e non poesia), ma di una precisa tecnica compositiva a sua volta motivata da un altrettanto specifica necessità estetica di fondo: quella che impone all’autore di sfruttare pienamente tutte le intrinseche potenzialità non solo formali ma anche espressive del linguaggio musicale.

Ne consegue che le parole “non devono dar fastidio” alla struttura musicale, il che riesce particolarmente difficile con una lingua così poco ritmica come l’italiano (parole piane e sdrucciole, consonanti poco elastiche e scarsi dittonghi). Inevitabilmente, soprattutto nei ritornelli, la parola significante cede il passo al grammelau, al gioco di parole plurilinguistico, alla sillabazione nonsense e al puro effetto ritmico-vocale: delle dodici canzoni che compongono il vaudeville Razmataz (2000), solo una (la caricatura operistica Pasta “diva”) è scritta in italiano, tutte le altre sono in inglese (cinque), in francese (cinque) o in un misto delle due (Yellow Dog). Né va sottovalutata la produzione di “canzoni” interamente strumentali, in gran parte brani di musica pura sfuggita a qualsiasi poetizzazione: The Music Hall? (1984), Ouverture alla russa (1993), Swing (1998), Guaracha, Aigrette et sa valse, La danse, Guitars, Mozambique Fantasy (2000).

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
McCartney e Conte: prima la musica o la poesia?, 10.0 out of 10 based on 1 rating

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*