“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

L’emergenza dei “senza fissa dimora” in città

Uno dei temi “caldi” di questa stagione invernale è l’emergenza legata all’assistenza ai senza tetto, a coloro che vivono per strada, spesso anche da diversi anni. La città di Torino, infatti, è recentemente intervenuta sul problema di questa fascia della popolazione composta da anonimi e silenziosi individui che abitano le vie del centro, accampati sotto i portici, nelle piazze che costituiscono il salotto borghese della città, creando un contrasto tra i colori spenti dei loro bivacchi e la dorata patina di lusso di cui sono verniciate le scintillanti vetrine dei negozi delle vie dello shopping del sabato pomeriggio. La loro presenza suscita spesso nei passanti un certo fastidio, una repulsione generata anche dal veder compromesso il decoro urbano del centro e dall’impatto che disturba i turisti di passaggio.

Gli interventi effettuati qualche settimana fa dalla Polizia Municipale e dall’Amiat per motivi igienico-sanitari, a seguito dei provvedimenti di controllo prescritti dalla Questura torinese, hanno sollevato accese polemiche e scatenato un coro di critiche, soprattutto da parte delle associazioni che assistono i senza fissa dimora, con proteste a difesa di questa fascia svantaggiata e fragile della popolazione torinese.

Anche se le temperature di questo inverno sono più miti rispetto agli anni passati, a causa del rigido freddo che in alcune notti ha fatto scendere la colonnina di mercurio sotto lo zero sono già morti due clochard solo nell’ultimo mese, a distanza di pochi giorni, ponendo la città di fronte a una profonda riflessione sul tipo di accoglienza da adottare.

Dopo lo sgombero del 4 febbraio i senza tetto sono tornati a dormire all’addiaccio nelle vie del centro, assistiti dalle associazioni di volontari che ogni notte distribuiscono pasti caldi e coperte. Il numero di persone che si è avvicinato a queste attività di volontariato è raddoppiato nell’ultimo anno, segno di una rinvigorita attenzione e di una sensibilità diffusa di alcuni cittadini che si mettono a disposizione per aiutare i più fragili, rendendosi conto di una città in difficoltà.

«La città continua, da sempre, ad accogliere gli adulti senza fissa dimora – ci dice la vicesindaca Sonia Schellino -, aiutandoli con vari interventi: ogni mattina e ogni sera ci sono persone dell’educativa di strada e del Boa Urbana Mobile, un servizio itinerante notturno, che sostengono coloro che non vogliono rivolgersi ai centri di accoglienza».

Molti escono dalla strada, seguono un percorso di reinserimento economico e sociale, a volte anche con un lavoro che se pur umile consente loro un’integrazione nella società. Ma a fronte di questi, molti altri invece entrano in questo circuito di emarginazione.

La città è riuscita a mettere a disposizione degli homeless 800 posti nei dormitori, altri 400 negli appartamenti di uso comune temporaneo, a cui si aggiunge lo spazio emergenziale di via Traves, attivo dal novembre scorso. Tutte le strutture sono aperte 24 ore su 24.

Negli ultimi anni i clochard sotto i portici del centro sono aumentati di numero, il 60% proviene da fuori Torino, e molti sono affetti anche da patologie mentali o da problemi psichiatrici.

«Fortunatamente abbiamo avviato una fitta collaborazione con l’ASL torinese – continua Sonia Schellino – attraverso l’ambulatorio sociosanitario Roberto Gamba di via Sacchi, rivolto a uomini e donne adulti che versano in condizioni di difficoltà o in grave stato di marginalità sociale, che necessitano di piccoli interventi medici o di accoglienza ed invio verso idonei Servizi. Torino, inoltre, è una delle poche città che consente di accogliere in questi centri anche i cani e i piccoli animali domestici di compagnia dei clochard, anche loro protagonisti nel percorso di assistenza».

In questo scenario si affacciano molte iniziative nel mondo della cultura, che lanciano un segnale d’allarme verso questa problematica di emergenza cittadina: dalle rappresentazioni teatrali di Marco Gobetti con il suo Teatro di strada in piazza Carignano, già descritte in un precedente nostro articolo, alla pubblicazione uscita per i tipi della piccola casa editrice torinese Mille (tel. 011564076 – WhatsApp 3483888709).  Il libro di Marco Revello “L’ultimo inganno” è particolarmente illuminante in proposito, raccontando in chiave di romanzo una condizione diffusa di perdita del lavoro e la contestuale destabilizzazione delle relazioni sociali. Più che in altre situazioni di emergenza, è indispensabile ricostruire la storia individuale di queste persone allo scopo di calibrare sotto più profili (non ultimo quello psicologico) l’intervento delle istituzioni oltre che del volontariato.

Per una cura e tutela di questa fragile categoria, servono, infatti, nuovi e ulteriori strumenti, collaborazioni e sinergie tra i vari attori sociali che operano sul territorio, occorre attuare un cambiamento di paradigma nell’affrontare la situazione di coloro che hanno un disagio mentale profondo e che non vogliono essere aiutati, per non prendere atto con rassegnazione e con ulteriori polemiche della prossima tragedia ai bordi della città.

 

Loredana Pilati

loredanap@vicini.to.it

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