Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare, per imparare come farlo.
(Pablo Picasso)

Nostalgia del cinema d’antan

E’ stato la “maschera” in alcune sale cittadine, l’ Eliseo, ma soprattutto il  Romano: a quella che definisce “la sala dell’aristocrazia torinese”,  il cinema della Galleria Subalpina, Nello Petrossi era particolarmente affezionato. “Nato come “caféchantant”, nel 1905, divenne il Cinema Lumière, e successivamente cambiò nome in Cinema Nuovo Romano, nel giugno 1911. “Le ballerine seminude rimasero  un’attrazione da  avanspettacolo,  che precedeva  la rappresentazione cinematografica. Di  queste stelline qualcuno del personale del cinema si era anche innamorato.”

Nello, per una vita “termometro” dei gradi della cinefilia cittadina da proiezionista, prima, e da maschera, poi, ora è in pensione. Ma continua a seguire le vicende di uno degli anelli deboli del settore dello spettacolo colpito dal Covid-19:  le sale cinematografiche. Le quali al momento sono chiuse, con grandi difficoltà per chi le possiede e gestisce, e chi ci lavora. L’intero settore cinema sta reggendo poiché le case di produzione hanno spostato la loro operatività verso lo streaming: ma è legittimo il timore che dalla visione domestica le sale siano state “cannibalizzate”   e, nel prossimo futuro, saranno costrette a chiudere?

Qual è il personale che lavora in una sala cinematografica?

Ci sono il responsabile della sala, cassieri, proiezionista e maschere. Con i nuovi sistemi digitali di videoproiezione il tecnico può operare anche dalla cassa o addirittura da remoto. Io sono stato assunto negli anni ’70 come proiezionista, ai tempi delle “pizze” e della pellicola 35 mm; successivamente, per motivi di salute, ho lavorato come maschera. Soprattutto al Cinema Romano, poi all’Eliseo. Per effettuare delle sostituzioni mi spostavo anche al Nazionale.

In questo periodo di emergenza sanitaria i dipendenti stanno ricevendo la cassa integrazione?

Gran parte del personale ne ha riscossa al momento solo una parte, degli acconti, e molti proprietari delle sale non riescono ad anticipare ai dipendenti queste somme.

Quando riapriranno i cinema, a suo parere?

Si tornerà in sala in autunno, anche se già da ora potrebbero aprire in sicurezza: ad esempio al Cinema Romano ci sono tre sale per un totale di 550 posti, con le regole del distanziamento verrebbe consentito l’accesso  a qualche decina di spettatori. Solo che il ricavato non coprirebbe il costo del personale, delle sanificazioni e  delle utenze, quindi conviene restar chiusi. Nell’attesa, nell’estate potrebbero essere attivati dei drive in.

Le persone, impigrite dalla visione domestica, avranno voglia di tornare in sala?

Sono fiducioso, i cinema resisteranno, si tornerà a frequentarli: c’è bisogno del rito della sala cinematografica, della partecipazione emotiva al film,  condivisa con altri spettatori.

E i giovani?

Anche i giovani. E’ vero che sono schiavi dei social, ma ci sono molti universitari e ragazzi “impallinati” di cinema. E poi, in un’età più matura,  rappresenta un’occasione di socialità: uscire, andare al cinema con gli amici e, prima o dopo, in pizzeria.

Sente la mancanza del suo lavoro?

Ha nostalgia di quegli ambienti e del pubblico con cui avere discussioni sui film, anche accese, e di quei “Biglietti d’oro”, record sorprendenti di vendita di ingressi senza battages pubblicitari, grazie solo al passaparola degli appassionati: come accadde per “Ogni cosa illuminata”, o “Si può fare”, con Claudio Bisio. E dell’applauso inaspettato e spontaneo degli spettatori, in sala, a fine proiezione.  

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

 

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