“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

Cose serie. 2

E’ la serie più vista di sempre su Netflix. Creata da Chris Van Dusen e  basata sui romanzi di Julia Quinn, Bridgerton (1° stagione, in lavorazione la 2°) gioca con la Storia e con i clichès. La sceneggiatrice afroamericana Shonda Rhimes, creatrice di Grey’s Anatomy, immagina che  negli anni della reggenza inglese, all’inizio del XIX secolo, di fianco al re Giorgio III sia salita al trono d’Inghilterra una moglie meticcia: la regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, dalle origini arabe e berbere. Una sovrana di colore  avrebbe  elevato al rango nobiliare e portato alla sua corte un’umanità multietnica? Forse sì, se l’intenzione è piegare la verità storica al tema attuale e urgente dell’inclusione.

Ecco quindi un gran numero di attori neri in scena (infatti, si parla di color-blind casting ) circondare  la giovane Daphne Bridgerton, definita dalla regina stessa il “diamante più prezioso della stagione”, che fa il suo ingresso in società per contrarre un matrimonio patrizio, in cui l’amore sarebbe un intralcio fastidioso. Peccato che incroci lo sguardo di un aristocratico mulatto, l’affascinante Duca di Hastings, e niente sarà più come prima: le liturgie dell’ingresso in società e l’obiettivo del matrimonio come conseguimento di status sociale, che  non prevedevano  né il sentimento, né  la soddisfazione sessuale, sono spazzate via  dall’incontro delle anime e dei corpi di Daphne e Simon. Il gradimento della serie è motivato dall’eleganza visiva anche delle scene più audaci, e dal trionfo dell’amore romantico, insieme al gusto per il gossip, presente anche a quel tempo e  stuzzicante sottotraccia narrativa.

E’, invece, un’immersione intrigante nella contemporaneità e nei meccanismi che governano i  mass media, The morning show, un successo targato Apple (1° stagione, in lavorazione la 2°), per la regia di Mimi Leder e che vede Reese Witherspoon, Jennifer Aniston e Steve Carell confrontarsi su due  modi di intendere il giornalismo: quello d’assalto,  specchio e denuncia del “vero”, e l’infotainment, che punta a  dare della realtà una visione addomesticata e rassicurante.

La coppia  televisiva costituita da Alex Levy e Mitch Kessler dopo 15 anni sembra non funzionare più: in aggiunta, a carico dell’uomo arrivano accuse pesanti di molestie sessuali a collaboratrici e colleghe, che ne causano il licenziamento. Prima di essere anche lei defenestrata, Alex  prende il controllo e decide di farsi affiancare dalla combattiva e brillante Bradley Jackson. Una scelta dirompente  sia sul piano professionale sia etico, che induce  lo spettatore a riflettere su come dietro a una notizia  possa  essere in agguato il narcisismo del giornalista deus ex machina, disposto persino a distruggere le persone per l’affermazione del suo “verbo”. E si assiste a un racconto a più voci del #MeToo: attraverso la vittima, il carnefice, chi sta al gioco e chi ne trae vantaggi, direttamente o indirettamente, come «il club dei bravi ragazzi», che vede uniti in un silenzio complice uomini, ma pure donne mute e conniventi.(continua)

Disponibili sulle piattaforme di video on demand.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)
Cose serie. 2, 10.0 out of 10 based on 2 ratings

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*