In Olanda hanno inventato la birra per cani. Metà del mondo muore di fame, l’altra metà inventa minchiate!
Luciana Littizzetto

Nomadland, di Chloé Zhao

“Ci vediamo lungo la strada.” E’ il saluto dei senza casa o senza fissa dimora americani, che vivono in  camper o in roulotte. Alcuni conoscono temporanee difficoltà economiche, per altri il nomadismo è una scelta definitiva, perché si sentono “tra i fortunati che possono viaggiare ovunque”.

I dati rivelano che negli Stati Uniti si trovano oggi in questa condizione migliaia di persone, di cui il 41% uomini singoli, il 40% famiglie (in maggioranza composte da una donna non sposata con i figli), il 14% donne singole, il 5% giovani.

Nomadland  scritto, diretto, prodotto e montato dalla regista cinese naturalizzata americana,  Chloé Zhao, ci immerge nella condizione degli “erranti contemporanei” attraverso la presenza di  una sessantunenne che, morto il marito e chiusa l’azienda mineraria presso cui lavorava, prende  un  furgone e  si mette in viaggio. Fern (l’attrice Frances McDormand) accetta occupazioni saltuarie, tra i magazzini di Amazon e la pulizia  in un campeggio, condividendo la sua svolta esistenziale con numerosi compagni di strada,  nomadi veri, come Linda May, Swankie e Bob Wells: figure intense e memorabili, rappresentano l’altra faccia dell’America, quella che non sente l’obbligo di confermare con il proprio successo personale il mito del self made man. E’ chi non deve mostrare niente. Chi ha nell’anima ferite profonde e incolmabili, e ha imparato la concretezza dei bisogni essenziali. Chi pratica la generosità del dono e dello scambio. Chi vive momenti di comunità autentica, sotto il segno dell’accoglienza e dell’inclusione, e spazi di solitudine quieta e meditativa.

Sottotraccia, per molti dei protagonisti, certo, emerge che  stare sulla strada è l’unica condizione possibile per la mancanza  di lavoro che crea e acuisce le diseguaglianze sociali. Ma su tutto domina la pace dei paesaggi:  rocce, vegetazioni, animali  riaffermano se stessi sotto lo sguardo gentile di esseri umani che non intendono intervenire sulla Natura per violentarla alle loro esigenze.

Già Leone d’oro a Venezia 2020, in corsa per gli Oscar di quest’anno e nei premi di peso (miglior film, regia, protagonista femminile…), Nomadland si avvale della suggestione delle musiche del bravo Ludovico Einaudi e di magnifiche riprese su spazi senza confine: questi ultimi si aprono di fronte al parabrezza di Fern, e riescono a rinvigorire, con nutrimento nuovo, l’inesauribile immaginario americano.

Con Linda May, Frances McDormand, David Strathairn, Charlene Swankie.

Disponibile in streaming video

Voto: 9/10

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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1 Commento su Nomadland, di Chloé Zhao

  1. Ho visto recentemente il film: splendido. Avrei aggiunto alla recensione di Anna che l’amore mancato (di Fern )non era proprio necessario fra “questo popolo”.Su di esso aleggia Amore, soprattutto nel concreto quotidiano fatto di vera solidarietà e nella dolcezza del sorriso della protagonista

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