Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di Noi decide di migliorare se stesso”

(Gandhi)

Presentazione Rapporto nazionale Ecomafia 2020

Il termine Ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente che indica quei settori della criminalità organizzata che occupano in primo luogo del traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti ma anche dell’abusivismo edilizio e delle attività di escavazione, fino ai traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici.

Proprio il fenomeno dell’Ecomafia è stato al centro della Presentazione del rapporto nazionale Ecomafia 2020, organizzata da Legambiente con la collaborazione di Baricalla Spa. L’evento si è tenuto il 25 marzo alle 11:00 in diretta streaming sulla piattaforma YouTube, dove è ancora disponibile, e ha avuto come coordinatore il giornalista Paolo Volpato. Si sono susseguiti gli interventi di Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Mauro Anetrini, Presidente di Barricalla Spa, Alessandro Battaglino, Presidente del Comitato esecutivo di Barricalla Spa, Enrico Fontana, Responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, Alessandra Dolci, Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale ordinario di Milano e delegato alla Direzione Distrettuale Antimafia e Carlo Maria Pellicano, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Torino.

Giorgio Pino inizi mostrando come sia profondamente sbagliato pensare che le organizzazioni di stampo mafioso esistano solo al Sud Italia e come proprio la nostra regione si trovi all’undicesimo posto nella classifica generale per reati ambientali, con 1307 reati ambientali nel solo 2019, in crescita rispetto all’anno precedente. In tutta Italia infatti, si constata una crescita esponenziale delle illegalità ambientali: 34.648 reati accertati, con un incremento del +23.1% rispetto al 2018.

Nonostante questi dati siano preoccupanti, non bisogna dimenticare che vi sono anche imprese che si occupano di smaltire rifiuti il più possibile nel rispetto dell’ambiente, cercando di dare un apporto positivo. Ne è l’esempio Baricalla Spa, spiegano Alessandro Battaglino e Mauro Anetrini, che nasce da un progetto di recupero ambientale. Baricalla si sviluppa infatti a Collegno a inizi anni ’80 in una zona occupata da una cava di ghiaia usata per la costruzione della tangenziale di Torino. L’azienda inoltre, con l’installazioni di pannelli fotovoltaici, produce ogni anno 1,12 GWh che fornisce energia a oltre 2000 persone.

Enrico Fontana, curatore del rapporto Ecomafia 2020, spiega che il termine ecomafia fu coniato nel 1994 per raccontare al paese come intorno alle tematiche ambientali si sviluppassero una serie di attività illegali; La maggior parte dei reati ambientali, dice Fontana, sono reati di impresa ma la situazione più pericolosa si presenta quando queste attività criminali incontrano una delle mafie storiche che, entrando in queste filiere illegali, portano il loro portato mafioso e i rischi e i fenomeni di criminalità si moltiplicano: estorsione, usura, infiltrazione nelle amministrazioni comunali.
Fontana racconta come il lavoro di ricerca di Legambiente non si fermi allo smaltimento dei rifiuti ma come ci siano dei cicli illegali anche per quanto riguarda il cemento (dalle cave abusive all’abusivismo edilizio), il racket degli animali, gli incendi boschivi e l’agromafia.
Questi sono quasi tutti, continua Fontana, reati di impresa ma anche reati spia: indicano una permeabilità del sistema a questi fenomeni illegali. Purtroppo, non è un caso che siano le quattro regioni a storica presenza mafiosa ad essere in testa alla classifica delle regioni più colpite da tali reati.
Legambiente nel Rapporto nazionale Ecomafia 2020 sottolinea la necessità di completare le riforme di civiltà che si chiedono da tempo; come il disegno di legge contro le agromafie e il disegno di legge contro chi saccheggia il patrimonio culturale, archeologico e artistico del nostro paese nonché inasprire le sanzioni previste per il traffico illecito di rifiuti. L’appello è quello di aumentare gli strumenti per contrastare questi fenomeni criminali.

Della necessità di inasprire le sanzioni e di aumentare gli strumenti per contrastare i fenomeni di ecomafia, parla anche Alessandra Dolci.
Le indagini in tema di traffico di rifiuti sono indagini complesse, afferma il procuratore Aggiunto Dolci, e richiedono una particolare formazione da parte degli operatori di polizia giudiziaria ma le forze in campo sono poche: il NIPAF (Nuclei investigativi di polizia ambientale e forestale) di Milano ad esempio è composto da quattro unità. E’ difficile ampliare il ventaglio delle investigazioni con una forza presente estremamente limitata. Inoltre il profilo sanzionatorio del traffico illecito di rifiuti è decisamente inadeguato; sento dire dai miei indagati di preferire le attività legate allo smaltimento dei rifiuti perché non si rischia nulla rispetto a quelle legate alla droga e si guadagna molto di più. Questo non è accettabile. La pena per i reati connessi allo smaltimento dei rifiuti è infatti una reclusione dagli uno a sei anni e questo fa sì che non si percepisca il disvalore sociale di queste condotte. Noi abbiamo richieste di misura cautelare in ambito di traffico di rifiuti che sono pendenti da mesi perché le emergenze sono rappresentate da altri tipi di reati.

Altro settore in cui l’interesse delle società criminali aumenta, è quello agroalimentare, spiega Carlo Maria Pellicano: I sodalizi criminali hanno un interesse fortissimo nei confronti del settore alimentare perché è un settore che raramente entra in crisi e c’è l’ha mostrato in maniera evidente la pandemia. Ma questo non è l’unico motivo; importante è il fatto che il settore alimentare abbia una normativa del tutto farraginosa e antichissima. L’articolo 5 della legge 283 del 1962 stabilisce delle pene alternative dell’arresto o dell’ammenda per reati connessi a tale settore. L’Italia ha un patrimonio agricolo ed enogastronomico enorme ma il made in Italy ha avuto una tutela modestissima.

Leggi obsolete o insistenti sono dunque la causa, insieme all’appetibilità dei settori, che spinge sempre di più le attività di stampo mafioso a interessarsi ad ambiti che vanno dall’agroalimentare allo smaltimento dei rifiuti. Ma affinché vengano impiegate maggiori energie nella lotta alla cosiddetta ecomafia, si necessita in primo luogo la presa d’atto della pericolosità di questi “nuovi” ambiti di interesse mafioso; si deve uscire dallo schema preconcetto secondo cui tutto ciò che non ha direttamente a che fare con droga, prostituzione e sangue non possa essere altrettanto pericoloso e deleterio per la società e non meriti dunque di essere trattato come una vera e propria attività mafiosa.

 

Chiara

chiaral@vicini.to.it

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