Gli incontri organizzati attraverso un computer vanno bene, se sei un computer.

(Rita Mae Brown)

Prove difficili

Ci lamentiamo dell’inoperosità forzata, attribuendo a questo periodo una valenza di monotonia forse eccessiva. La verità è che non sappiamo coglierne l’aspetto avventuroso o comunque quello atto a mettere alla prova le nostre inesauribili capacità di ingegno e di decifrazione di arcani che, anche nel minimo deambulare giornaliero, siamo costretti a mettere in atto.

Prendiamo l’esempio del supermercato. Forse l’unico posto in cui possiamo recarci senza temere il minaccioso esborso dei 400 euro. Nel mio è stato recentemente sostituito l’umano munito di termoscanner che gentilmente ti si avvicinava e col quale spesso ci scappavano due parole, (ed era pur sempre un contatto, un rapporto tra simili). Una volta fece addirittura galante riferimento alla fronte, scevra da frangette inopportune. Un vero gentleman.

Ora è stato sostituito da un’antipatica macchinetta che, una volta su due, mi umilia dicendo:  ” Assenza di mascherina” mentre io, giuro, la indosso sempre. E così improvvisando un balletto avanti, indietro, a lato, avanti, aspetto che mi accenda la lucetta verde abilitandomi al successivo passaggio: la sterilizzazione delle mani.

Una volta idonei all’ingresso, cominciano altre prove, tipo l’impugnare il carrello col gomito, cosa che riesce solo ai più bravi dopo lunghe esercitazioni.

E qui arriviamo al compito più ostico: l’apertura del sacchetto per alimenti indossando il guanto di plastica. Generalmente mentre ci si scosta la mascherina per inumidirsi il dito senza farsene accorgere da nessuno tentando di aprire i due lembi della busta, intorno si crea un capannello di volonterosi suggeritori che, essendoci già passati, hanno in vario modo studiato strategie mirabolanti per riuscire nell’impresa che, diciamocelo, è quasi disperata.

Però l’essere umano è buono e ti aiuta come può.

Superate tutte le prove, compresa quella del giusto distanziamento alla cassa che ognuno interpreta secondo le sue personali nevrosi, e quindi sempre un po’ troppo vicini o un po’ troppo lontani, si esce e si rimpiange un po’ il signore del termoscanner che non c’è più e qualche volta ti salutava.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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