“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

Transizione digitale

Il consulente della Banca dice che non è appropriato avere un solo conto corrente intestato a quattro persone di tre famiglie diverse: è il caso di aprire un nuovo conto. Non c’è problema, pensa a tutto la banca.

Mhhh. Tutto meno l’INPS. La variazione di accredito deve essere fatta personalmente e, oddio, on line.

Con il supporto di risorse informatiche a livello familiare avevamo acquisito il PIN per accedere al nostro cedolino pensione. Quello che arrivava con metà codice per email, metà con la posta. Con apprensione lo avevamo utilizzato per accedere al CUD, indispensabile per guadagnarci il rimborso fiscale per spese mediche che ci sta tanto a cuore.

Fiduciosi, partiamo con le procedure per l’accesso al sito INPS.  Però il PIN scade ogni 6 mesi quindi occorre rinnovarlo; si devono proteggere almeno semestralmente i nostri dati sensibili, quelli che cediamo con entusiasmo giornalmente a sconosciuti sviluppatori di App e venditori di scarpe.

Non basta. Per sostituire l’iban di accredito il PIN deve essere dispositivo, quello ordinario non è sufficiente. A questo punto un altro inghippo, la procedura si blocca. A partire dal 1° ottobre 2020, mentre i PIN attivi possono ancora essere utilizzati, se lo si deve modificare, al suo posto occorre utilizzare lo SPID. Il mio PIN l’ho appena disattivato.

Allora decidiamo per la ribellione: no, non voglio sottostare alla tirannia dell’online, e non mi sconfiffera lo SPID; ci deve essere la soluzione “digitalmente inetto”, sia pure la locomotiva a vapore al posto del Frecciarossa. Infatti nelle pieghe delle proposte per prestazioni si trova anche la possibilità di accedere al servizio presso uno sportello. Telefono per chiedere un appuntamento.

Un risponditore avverte che il servizio deve essere richiesto on line, eh no, non ci casco, mantengo la linea e finalmente trovo il percorso giusto. Il sistema audiotronico fa le domande per la raccolta dati: nome, indirizzo, numero di telefono, le informazioni registrate che l’INPS conosce da quando ci siamo iscritti, trenta, quaranta anni fa; ecco l’informazione che serve: a quale sede si vuole accedere.

Propone una data. Noooo, non ci credo è il giorno successivo, ore 9 e 15. Ideale. Confermo? Ma certo. Appuntamento confermato.

No, contrordine. Non confermato.

Eh no. Non potete averla vinta con gente che ha viaggiato sulla 500 con tre strati di bagagli sul tetto. Ritentiamo e finalmente parliamo con un’operatrice che, avverte, parla da Roma.

Nuova data il 31 marzo. Arriva messaggio sms di conferma.

No. Nuovo contrordine: non è possibile dare appuntamenti, gli uffici sono chiusi. Verrò chiamato per un contatto telefonico. Boh. Ma allora gli uffici sono aperti per dire all’assicurato che gli uffici sono chiusi?

Tristemente torniamo al PC e all’umiliazione di chiedere l’assistenza al consulente informatico di famiglia: e all’odiato SPID che sta soppiantando il fedele compagno PIN.

Fatto. Il sistema ci restituisce un modulo compilato dal titolo “Variazione Ufficio Pagatore Italiano”. ? Variazione de che, non era l’IBAN ?

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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