“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

25 aprile. Ricorrenza della Liberazione. La liberazione di Torino

Alle ore 9 di mercoledì 18 aprile 1945, gli operai degli stabilimenti torinesi abbandonano compatti il lavoro: mezz’ora più tardi la città è paralizzata.  Fermi i tram, abbassate le saracinesche dei negozi, chiusi gli uffici e le scuole.

Inizia così il racconto dei giorni della liberazione di Torino nel blog “I Luoghi della Memoria”, sito che raccoglie luoghi, fatti, persone della resistenza in Val Sangone.*

Secondo il “Piano E 27” concordati tra la Resistenza e gli alleati, Torino deve liberarsi da sola prima dell’arrivo degli alleati, per dar modo agli organi di autogoverno di assumere i poteri. Le formazioni cittadine avranno il compito di difendere impianti e vie di comunicazione, e impegnare le truppe tedesche in ritirata.

IL 26 aprile 1945, alle prime luci dell’alba, le formazioni partigiane si muovono verso le linee di attestamento.

Il 27, a mezzogiorno, giunge finalmente l’ordine di marciare sulla città: la maturità politica del CLN regionale ha superato le diffidenze alleate e deciso di completare l’operazione.  Alle 13 i partigiani della Val Sangone sono in marcia. La prima formazione ad entrare in città è quella di Falzone che si dirige verso Santa Rita.  Verso le 14 una colonna di autoblinde che avanza in direzione opposta verso la Fiat Mirafiori intercetta il gruppo: il conflitto è violento, cadono cinque uomini di Falzone e altrettanti sono i feriti, ma i nemici si ritirano. Nel frattempo le brigate di Nino Criscuolo e di Guido Quazza entrano alla Fiat Mirafiori unendosi alle formazioni operaie interne; le brigate di Franco Nicoletta e di Ugo Giai Merlera occupano invece il Lingotto.  A sua volta la «Carlo Carli», dopo uno scontro a fuoco a Grugliasco con una pattuglia tedesca, entra all’Aeronautica catturandone il presidio.  Dappertutto vi sono scambi intensi di fucileria con pattuglie di repubblicani costrette a ritirarsi…

Il 28 aprile la liberazione di Torino è completa. I partigiani entrano nella caserma Monte Grappa, controllano la zona fra Corso Orbassano e corso Stupinigi, il punto strategico dell’Aeronautica, a stretto contatto delle truppe tedesche in ritirata. Dalle «Nuove» escono i partigiani incarcerati nei mesi precedenti. Le truppe dell’esercito nazista del generale Schlemmer si ritirano verso nord.

I soldati di Alexander trovano una città disciplinata, con i servizi pubblici in funzione e con 14.000 partigiani che la presidiano.

La liberazione di Torino. Le sirene, lo sciopero; il tram che si ferma, tutti giù. Il giornale “La voce e il tempo” ci ricorda una testimonianza: sul 14 fermo salta su un militante fascista e si mette ai comandi facendo deragliare il mezzo.**

I presìdi nelle fabbriche e lungo i percorsi delle truppe tedesche in ritirata. La marcia dei partigiani, l’occupazione degli edifici strategici.

Cogliamo l’occasione per parlarne con Renato Appiano, Presidente della sezione ANPI di Torino S. Rita Mirafiori Nord.

Renato, chi erano quegli uomini, come operavano?

“I SAP, Squadre d’Azione Partigiane, agivano nelle fabbriche con sabotaggi dei mezzi in costruzione destinati all’esercito tedesco. Nel momento della ribellione un gruppo alla Grandi Motori costruì persino un piccolo carro armato per appoggiare l’incursione. Dovevano raccogliere armi, presidiare ponti, strade, ferrovie.

I GAP, Gruppi d’azione partigiani erano formazioni operative; formati da 3-5 elementi, per ridurre al minimo le perdite in caso di cattura o di delazioni; compiti, azioni per terrorizzare il nemico e ridurne la volontà di combattere. Ma persone normali. Si verificavano anche episodi curiosi. Mi raccontava un ex partigiano dei GAP, non ricordo il nome, che un giorno stavano passavano in tre in Via Cernaia, davanti alla caserma, foulard rosso al collo. Escono tre ufficiali nazisti. I due gruppi si guardano col fiato sospeso. Dopo pochi, lunghissimi secondi uno degli ufficiali tedeschi si gira lentamente con un ultimo sguardo e se ne va. Gli altri lo seguono.

Il partigiano Mario Mighetto, oggi 93 anni ancora nella sezione con noi, è uno di quelli che ha partecipato a quei momenti della nostra storia.”

Storia, memoria. Quali celebrazioni avete organizzato quest’anno?

“Abbiamo appena completato il murale di via Filadelfia, il 5° in città, commissionato dall’ANPI in collaborazione con il M.A.U. E’ stato realizzato dall’artista Vito Navolio con la sua compagna, e verrà inaugurato il 25 mattina.”

Sì sono passato. Qual’ è il significato del soggetto?

“Si tratta dell’immagine sulla tessera ANPI 2021. Rappresenta una bambina che pianta ed innaffia dei fiori. Dietro di lei la mamma la osserva. Riprende il motivo del murale del 2017, lì a fianco. Verrà inaugurato domenica mattina con la Presidente della Circoscrizione 2, Luisa Bernardini”

Mi hai portato dritto dritto al terzo punto. Storia, memoria e ora arriviamo al futuro. Qual è il messaggio che la Resistenza può lasciare ai nostri figli, e più, ai nostri nipoti.

“Il nostro compito è recuperare i giovani per questo lavoriamo molto con le scuole. Per noi il portato della lotta partigiana è la Costituzione. Abbiamo fatto stampare copie della Costituzione in 11 lingue, tra cui il cinese: oggi si tratta di farne arrivare il messaggio anche agli stranieri. Nelle elementari c’è molta attenzione ai nostri racconti, specie se a parlare sono coloro che sono stati protagonisti in prima persona. Portiamo documenti, filmati. Esempi e persone. Cerchiamo di non fare delle lezioni salendo in cattedra, come si dice.

Alcuni ragazzi delle scuole con la guida dell’insegnante si sono attivati per dare un contributo concreto…si sono dedicati a cancellare dai muri scritte ingiuriose di stampo fascista.

Vedi, c’è un aspetto da rilevare. Queste forme di protesta vengono fatte passare come libertà di espressione, quasi che il fascismo fosse stata una libera scelta del popolo. Il fatto è che noi italiani non abbiamo avuto una sincera riconciliazione con il nostro passato. Dopo la guerra molti di coloro che occupavano posti di potere, ma anche posizioni di qualche rilievo nella burocrazia, nella polizia, nella magistratura, nella scuola, sono rimasti al loro posto, senza discontinuità rispetto al passato. Al contrario della Germania; loro hanno fatto i conti con il loro passato.”

Sì, di questo sono stato testimone. Nel mio lavoro si facevano spesso delle riunioni a Monaco (di Baviera), la sede dell’industria aeronautica Messerschmitt. Se capitava di dover fare una riunione il 25 aprile, figurati l’imbarazzo: cosa potevamo dirgli, da noi è festa, la liberazione da voi? Eppure non ho mai avuto la sensazione che ci fosse tra noi italiani ed i colleghi tedeschi alcuna forma di disagio. Forse è il ’68 che ha proposto obiettivi comuni un po’ a tutti i giovani europei. Forse però la loro liberazione è stata proprio la riunificazione. Ricordo quando ci arrivò una comunicazione, di provenienza del Governo tedesco, in cui si chiedeva di sostituire l’acronimo FRG, Federal Republic of Germany con “Germany”. Sembrava un sospiro di sollievo.

“Volevo ancora dirti di un’iniziativa recente. In questi giorni viene pubblicizzato il libro di Gad Lerner e Laura Gnocchi,  “Noi ragazzi della libertà”- I partigiani raccontano, destinato proprio ai giovani. Nel libro ci sono le interviste di 30 ex partigiani del torinese. In tutto ne abbiamo conosciuti 90.”

Non credevo, tanti ancora in vita.

“Ma sì, alcuni erano giovanissimi. Il più giovane tra quelli che ho frequentato aveva 15 anni all’epoca.”

Mi fai venire in mente: nel mio gruppo di lettura c’era Elio Marchisio, in quegli anni un ragazzino che faceva la staffetta. Distribuiva i giornali in bici e in quel modo passava inosservato e faceva la spola a portare ordini. Insomma, viene da chiedersi: dei giovani, tutta la vita davanti, perché facevano questa scelta?

“E’ proprio la domanda che facevo a Tino, Clemente Abrate, uno dei nostri: ma chi te l’ha fatto fare? La risposta sta in due parole: il senso di ingiustizia e sopraffazione.”

Grazie a tutti voi.

 

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@libero.it

 

Il calendario delle celebrazioni nel quartiere S. Rita-Mirafiori Nord-Mirafiori Sud.

  • Venerdì 23 alle 11 ci in Piazza Omero 20 alunni della Vidari insieme alla Presidente della Circoscrizione Luisa Bernardini poseranno una corona di fiori con la lettura di poesie dei ragazzi stessi. Infioramento lapidi a Mirafiori Sud
  • Venerdì ore 17 piazza S. Rita infioramento lapidi, si ricordano i caduti
  • Domenica 25 ore 9 30 inaugurazione del murale in via Filadelfia 242. Sempre al mattino posa di una corona in piazzale s. rita con la Presidente della Circoscrizione 2
  • Il 25 un’iniziativa nazionale, ore 16: porta un fiore su un edificio, una scuola, una via che ricordi avvenimenti legati alla resistenza. I ragazzi verranno invitati a fare un video e inviarcelo.

http://valsangoneluoghimemoria.altervista.org/?p=1110 “I Luoghi della Memoria. La Resistenza in Val Sangone 1945 – 27 aprile: la liberazione di Torino.”

** https://vocetempo.it/aprile-1945-la-liberazione-di-torino-dal-nazifascismo/ Pier Giuseppe Accornero 27 Aprile 2018

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