Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di Noi decide di migliorare se stesso”

(Gandhi)

Minari, o del lavoro oggi.

In questo prossimo 1 maggio 2021, i cortei assenti dalle piazze, lo slogan scelto è “l’Italia si cura con il lavoro”. Molte le persone che nell’anno della peggiore crisi economica, oltre che sanitaria, dal dopoguerra hanno perso l’occupazione: circa 1 milione da febbraio 2020. Ma qualcuno il lavoro lo ha anche trovato: nuovi imprenditori agricoli (+ 14% under 35 negli ultimi anni)  hanno assunto. Il settore agroalimentare nel prossimo decennio potrebbe offrire migliaia di posti di lavoro tramite il Recovery Plan, con la svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale. Così come è auspicabile che la politica nazionale, dal Parlamento al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, si allinei al Green Deal europeo, con un efficace piano per l’agricoltura sostenibile  che preveda, oltre al resto,  azioni di contrasto allo sfruttamento  e assunzioni regolari dei braccianti stranieri, “la semplificazione delle norme per i richiedenti asilo e rifugiati che vogliono impegnarsi nel lavoro agricolo e appositi “corridoi verdi” in Europa per favorire la mobilità dei lavoratori stagionali”, come prevede la Commissione Europea.


“Il futuro è il green, l’ambiente, la sostenibilità, è cercare soluzioni all’erosione delle risorse. L’economia andrà lì”, ha dichiarato Guido Maria Brera, uno che di finanza se ne intende e che ai suoi figli insegna a lavorare la terra, convinto che l’avvenire sia nel trattore…

Si muove su questo solco il film Minari di Lee Isaac Chung, in cui una famiglia di immigrati coreani, gli Yi, marito, moglie, due bambini, lasciano Los Angeles per inseguire il miraggio del padre di coltivare ortaggi destinati alla comunità asiatica in Arkansas. Coprodotto da Brad Pitt e candidato a 6 statuette, si è aggiudicato l’Oscar 2021 per la miglior attrice non protagonista, l’attrice sudcoreana Yuh-Jung Youn. Ispirata alla vicenda familiare del regista e pur ambientata nei reaganiani anni ’80, la storia, oltre ad essere un fermo-immagine potente sulla società Usa e sulla componente asiatico-americana, ben rappresenta la ricerca – tutta contemporanea – di un ritrovato rapporto con gli elementi naturali (terra, acqua), fondamentali per tutti noi e per il nostro benessere.

L’avvio della fattoria non è facile, le tensioni di coppia – in parte appesantite dall’arrivo dell’eccentrica nonna Soonja – risentono del fatto che Jacob e moglie per andare avanti devono continuare a svolgere la frustrante occupazione di sessatori avicoli (separano i pulcini femmina dai maschi, questi ultimi considerati inutili perché non producono uova). Ma, nel finale, l’ erba coreana minari che inaspettatamente attecchisce diventa la metafora della realizzazione possibile del sogno di impiantare un’azienda agricola familiare e, in fondo, la speranza che si apra una rinnovata fase di sviluppo e di lavoro, anche nella direzione di una buona politica agricola per il futuro del Pianeta.

Con Steven Yeun, Yeri Han, Youn Yuh-Jung, Alan S. Kim, Will Patton, Scott Haze, Noel Cho, Darryl Cox, Ben Hall

In streaming e in sala a Torino

Voto: 8/10

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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