“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

“Dai medici condotti al Servizio Sanitario Nazionale”

“Una mostra sulla salute oltre la pandemia” è il sottotilo della mostra che la Fondazione Carlo Donat Cattin ha promosso a partire dal 6 maggio 2021 al Polo del ‘900 di Torino, in via del Carmine 14. L’esposizione è curata dal CISO, Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospedaliera, in collaborazione con l’ASTUT, Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino. Vi si racconta la storia che portò dai medici condotti e le mutue al Servizio Sanitario Nazionale di oggi, valorizzandone i principi ispiratori. E’un percorso di trasformazione, quindi, delle antiche condotte dei medici agli attuali servizi e presidi garanti della salute, tanto più importante e insostituibile oggi con l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia.

In esposizione sono presentati antichi documenti pressoché sconosciuti, la ricostruzione di un ambulatorio di medico condotto, strumenti medico-chirurgici, video interviste a vecchi medici: un patrimonio unico e prezioso, spesso recuperato fortunosamente al degrado e all’oblio, che confluirà nel futuro Museo della Medicina dell’Università di Torino. Ora questo immenso materiale è conservato presso i locali della vecchia Manifattura Tabacchi.

La mostra sarà visitabile fino a sabato 29 maggio con i seguenti orari e le seguenti modalità di accesso: da lunedì a domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00, sabato e domenica prenotazione obbligatoria con almeno un giorno di anticipo: +390110883200; reception@polodel900.it.

Info https://www.polodel900.it/

Per il periodo di apertura, sono previsti tre appuntamenti di confronto e dialogo sul sito ed i canali social della Fondazione:

il 14 maggio dalle 17 la conferenza “Musei della Medicina e della Sanità in Piemonte. Presente e futuro” con gli interventi di Marco Galloni, Diego Robotti e Carlo Bagliani.

Il 19 maggio dalle 17 la lectio Magistralis del prof. Renato Balduzzi, già ministro della Salute, sul tema “Quale sanità in Italia dopo il coronavirus”.

Il 26 maggio dalle 17 la conferenza “Ammalarsi nel passato”. Una voce narrante introduce una serie di casi clinici descritti da medici e pazienti, esposti da diversi relatori, che partono dagli interventi chirurgici preanestesia, alle malattie mortali prima dell’avvento di antibiotici, fino alle sperequazioni tra mutuati e paganti alla metà del XX secolo.

Una sezione della mostra è dedicata ai primi 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale, illustrandone l’evoluzione di alcuni indicatori di salute, come la speranza di vita, la mortalità complessiva e quella di alcune patologie, per far comprendere quanto lavoro si è fatto, ma anche quanto ci sia ancora da fare, con l’obiettivo di continuare a garantire un’assistenza sanitaria equa e adeguata per tutti.

La creazione del Servizio Sanitario Nazionale, il 23 dicembre 1978, giunge dopo un percorso lungo i secoli passati, in cui il diritto alla salute per tutti ha fatto da filo conduttore nella storia d’Italia: a partire dai medici condotti, incaricati di garantire cure mediche gratuite per i poveri, passando attraverso l’assistenza sanitaria per malattie di particolare rilevanza sociale, come la malaria e la tubercolosi, giungendo poi alle Casse Mutua Malattie, il servizio sanitario pubblico si è progressivamente esteso a quasi tutta la popolazione. Parallelamente si sviluppò tra i cittadini la consapevolezza del diritto all’assicurazione contro le malattie, che portò fin dalla prima metà dell’Ottocento alla creazione delle Società di Mutuo Soccorso per i lavoratori.

Noi di Vicini abbiamo potuto approfondire la storia affascinante della medicina di base parlando con il dottor Franco Lupano, ora Presidente del CISO (Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospedaliera) e fino a pochi anni fa medico di famiglia.

Come si diventava medico condotto? Era un incarico ambìto?

I medici condotti erano assunti dai Comuni, tramite concorso. Non era necessaria una particolare qualifica, l’assunzione avveniva pochi giorni dopo la laurea o dopo l’esame di Stato. I medici non avevano dunque particolari esperienze, e l’aneddotica racconta che dovevano affrontare situazioni anche molto impegnative, come parti o eventi chirurgici, solitamente nelle campagne senza supporto ospedaliero vicino. Era un posto ambito perché garantiva uno stipendio fisso, spesso veniva data l’abitazione, c’era l’indennità di cavalcatura, per poter mantenere un cavallo. Qualcuno si appassionava alla professione, ed era amato e rispettato. Molti cercavano poi condotte più convenienti in posti meno disagiati. Altri diventavano professionisti in alto ambito: molti medici diventati famosi hanno iniziato la loro carriera con la condotta.

Com’è cambiata nel tempo la figura del medico, dalla condotta al medico di famiglia? E’ rimasto qualcosa di quel rapporto, oppure c’è ora un maggior distacco verso il mutuato?

La sostanza non è cambiata – secondo il dottor Lupano – l’impegno di lavoro non è ora diminuito ma nel tempo è cambiato. Ad esempio non si fanno più piccoli interventi chirurgici a domicilio o parti. Però il rapporto di fiducia, la relazione diretta e continuativa con il paziente non si è modificata. Non si cura un settore di malattia, ma una persona tutta la vita. Il medico di famiglia ha raccolto l’eredità del rapporto medico- paziente che ha lasciato il medico condotto, anche le visite domiciliari. E’ cambiata ovviamente la medicina che è progredita nel tempo e sono cambiati molto i compiti che ora sono delegati in gran parte alle strutture più qualificate, non solo gli ospedali ma anche di vario livello. La relazione medico paziente, quindi il paziente visto come persona, resta il punto qualificante. Importante è per ognuno di noi nutrire piena fiducia nel proprio medico di famiglia – conclude il dottor Lupano – e questo può essere sperimentato nell’attualissimo e delicato tema dei vaccini.

CISO è il Centro Italiano di Storia Sanitaria e Ospedaliera del Piemonte. E’costituito da un gruppo di ricercatori, storici e medici, con lo scopo di sviluppare le ricerche sulla storia della sanità, dell’assistenza e della medicina, e di promuovere iniziative capaci di offrire un contributo per lo sviluppo di migliori sistemi sanitari e di sicurezza sociale. Si propone inoltre di procedere alla ricognizione, alla conservazione e allo studio di fondi archivistici e librari inerenti la storia sanitaria e ospedaliera del Piemonte. Il Centro è aperto alla collaborazione con istituzioni italiane e straniere ed organismi internazionali che operano nel campo della storia della sanità, dell’assistenza, della medicina.

ASTUT è la struttura universitaria deputata a raccogliere, conservare, studiare e valorizzare i reperti materiali testimoni della ricerca e della didattica nell’Ateneo torinese. Nato nel 1992, raccoglie nei magazzini e negli spazi espositivi strumenti, accessori, arredi, carte, fotografie, filmati, ecc. di un periodo che va dalla fine del XVIII secolo ad oggi. Le collezioni sono di continuo arricchite anche da donazioni di aziende, enti privati e pubblici e di singoli cittadini.

Rossella Lajolo

rossellal@vicini.to.it

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*