“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

I dehors con un po’ di città intorno

Appena ti distrai un po’ sotto il cielo cittadino accadono cose inesplicabili.

Per esempio, devono aver fatto qualche variante al codice della strada, o al piano di viabilità o insomma  a qualunque sia quella roba che decide di parcheggi e praticabilità della rete viaria.

Ora, sicuramente complice la pandemia, insieme alle mascherine sul naso e al disinfettante per le mani, si è affacciata un’ulteriore iattura per il deambulans vulgaris, peggio se automunito: IL DEHOR.

Ne spuntano come funghi, per i motivi che conosciamo bene, ma incuranti di qualsiasi logica di praticabilità. Poniamo il caso di una via con transito tranviario, già normalmente l’automobilista si deve posizionare non sulle rotaie, vero? Logico no? Ma se dall’altra parte fioriscono i dehors, la domanda è: “ Dove si posiziona l’automobilista medio?” Laddove per medio si intende quello che non possiede la Bat mobile né l’auto piegabile da borsetta. Niente, non si passa e basta, si cambia strada, si fluttua con il monopattino o si imbocca la tangenziale e chi si è visto si è visto.

Parcheggiarla, neanche a parlarne, seppur pagato fior di abbonamento, giacchè , si sa, i dehors…

E insomma, con tutta l’invidia possibile per quelli che li fabbricano, con tutta la solidarietà possibile per i bar e i ristoranti, ma a me, quando me la regalano la Bat mobile?

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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