In Olanda hanno inventato la birra per cani. Metà del mondo muore di fame, l’altra metà inventa minchiate!
Luciana Littizzetto

Nuove mostre a Gam e Mao

“Tutto sembra possibile in maggio”. Mai come in questi giorni, con l’estate alle porte e le vaccinazioni anti-Covid a pieno ritmo, le parole del naturalista e scrittore americano Edwin Way Teale  suonano propizie, avvalorate dall’offerta culturale della nostra città.

Si parte dalla Gam con Viaggio controcorrente. Arte italiana 1920-1945, un’esposizione ideata  in favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, in occasione dei suoi 35 anni di attività e a conferma del legame tra cura e Arte, la bellezza come balsamo per la guarigione  del corpo e dell’anima. 25 anni di storia ripercorsi attraverso  circa 130 opere attinte dal patrimonio della Gam,  alcune opere scelte dalla Galleria Sabauda,  e una significativa selezione di 73 capolavori dalla ricca collezione privata dell’avvocato Giuseppe Iannaccone di Milano. Dal 1920 al 1945, in opposizione ai dettami del  fascismo, che si ispirava al ritorno all’ordine e alla solennità del  passato nell’arte figurativa,  “trovò spazio un’arte che prediligeva le impostazioni chiare e sobrie”: da  Ottone Rosai a Fausto Pirandello, da Renato Guttuso a Carlo Levi, da Angelo Del Bon a Lucio Fontana, Aligi Sassu, Emilio Vedova.

Sempre alla Gam si è aperta la mostra Sul principio di contraddizione, a cura di Elena Volpato: una riflessione sulle opere di cinque artisti contemporanei, Francesco Barocco, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Flavio Favelli e Diego Perrone Le loro composizioni  rivelano quasi sempre due o più nature,  due o più immagini se non contraddittorie certo non del tutto “conciliabili” tra loro. Se Flavio Favelli (Firenze, 1967) riflette sulla  Storia con il “camuffamento” degli oggetti tramite le scritte pubblicitarie o gli imballi,  Luca Bertolo (Milano, 1968), gioca con “dipinti preesistenti, acquistati sui mercatini, liberati dal telaio e incollati su nuove tele” dando ad essi nuovo significato e valore. Guardare le sculture di vetro di Diego Perrone (Asti, 1970) “significa guardare un volume e insieme un vuoto, un buco nello spazio dove lo sguardo a tratti passa attraverso e a tratti si arresta”, mentre nelle opere  di Francesco Barocco (Susa, 1972), si scopre “l’impossibilità di dire se i suoi disegni di nera grafite siano il fondo oscuro da cui emerge il bianco della sua scultura o se siano le ombre a posarsi sul gesso per animarne il corpo in diverse presenze”, per finire con  la ricerca di Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976),  organizzata “intorno ai principi fisici e poetici del disegno e del suono”.

Al MAO, è in corso una nuova mostraKrishna, il divino amante, un’esposizione di dipinti religiosi indiani riferiti alla figura del dio Krishna, corredati da  componimenti poetici devozionali della corrente della bhakti”. Le opere risalenti ai secoli XVII-XIX e provenienti dall’Asia meridionale,  sono realizzate su stoffa, di notevoli dimensioni e mirano ad illustrare al pubblico un tipo di produzione pittorica, i picchavai, cioè quadri realizzati per essere appesi nei templi indù e che narrano le storie di Krishna. L’unione con la lettura dei versi mira a far vivere allo spettatore un’ esperienza estetica fatta di emozione e sentimento e cara alla tradizione indiana: il rasa.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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