Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi

quando ognuno di Noi decide di migliorare se stesso”

(Gandhi)

Arabpop: arti e letterature arabe contemporanee

Salone del Libro

Arabpop è una rivista di arti e letterature arabe contemporanee che, come spiega la redattrice Chiara Comito nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino, nasce da un omonimo libro uscito nel 2020 con Mimesis: “Abbiamo iniziato a lavorare sul libro nel 2019, poi abbiamo voluto continuare con la rivista. Il libro casualmente è stato pubblicato a 10 anni dalle rivoluzioni arabe e quindi ha avuto abbastanza eco. Le rivoluzioni hanno aperto degli spazi di possibilità, ricerca e ricezione confluite in un fermento culturale che abbiamo voluto cogliere con la rivista. Anche se Arabpop come libro nasce nel 2019, ci lavoravamo da tempo; ognuna di noi nel proprio settore ha sempre avuto il pallino della divulgazione, di voler far conoscere il mondo arabo al di fuori dell’Accademia. ” 

Continua Silvia Moresi, una delle redattrici della rivista: “Ne avevamo parlato tante volte ma non eravamo mai riuscite a concretizzare. C’è da dire che spesso gli editori non promuovono progetti del genere perché pensano che il pubblico italiano non sia attento a queste tematiche ma in realtà se al pubblico viene offerto un prodotto diverso, fatto da autori arabi che parlano di se stessi, i lettori sono curiosi e lo leggono.”

Il primo numero della rivista Arabpop è uscito il 29 settembre 2021 con la casa editrice Tamu Edizioni, nata da un progetto culturale indipendente che punta a promuovere progetti letterari audaci e che colgano le sfide della contemporaneità. “Arabpop è un bellissimo esperimento che sta andando alla grande. Dice l’editore durante l’incontro al Salone del Libro: La ristampa del primo numero è stata fatta il giorno prima che la rivista uscisse in edicola. Stiamo riuscendo a sfondare il muro della nicchia accademica grazie alla redazione di cui si compone Arabpop: uno spazio mediterraneo in cui autori, autrici, artisti provenienti da tutte le sponde del Mediterraneo si incontrano con linguaggi comuni. Una prova vivente della circolazione culturale al di là delle barriere nazionali.”

“La rivista funziona per call, spiega Chiara Comito: Noi scriviamo la call, la pubblichiamo sul sito in italiano, francese, inglese, tedesco e arabo e la facciamo circolare. Riceviamo poi i contributi e in redazione decidiamo quali pubblicare. In questo senso non c’è una redazione fissa, a parte quella composta da noi cinque arabiste. Come spiega Olga Solombrino, infatti: La redazione stabile è composta da Chiara Comito, specializzata in letteratura araba, Silvia Moresi che si occupa di poesia araba, Anna Gabai esperta di fumetto e graphic novel, Fernanda Fischione appassionata di musica e letteratura e io che mi occupo di cinema arabo contemporaneo. Ognuna ha delle specificità, ma sostanzialmente lavoriamo in maniera molto collegiale, ci sono spunti e scambi continui. Le nostre conoscenze sono messe in condivisione e rielaborate sempre in condivisione.”

Ma qual è la particolarità della rivista Arabpop?
“La rivista al suo interno è piena di illustrazioni e colori, spiega Chiara Comito, abbiamo prestato molta attenzione sulla parte grafica (e ringraziamo per questo il nostro grafico) perché ogni volta che si parla di mondo arabo in Italia vengono in mente fondamentalmente tre cose: il terrorismo, il fanatismo religioso e il velo islamico. Nel corso degli ultimi vent’anni si è creato un immagine perniciosa di quello che è il mondo arabo e con Arabpop vogliamo costruire un racconto sia testuale sia per immagini che vada a scardinare un po’ questo immaginario cupo, negativo e retrogrado se vogliamo. Ad esempio uno dei primi articoli della rivista parla di Stand up comedy ed è correlato a una foto molto bella in cui ci sono due ragazze col velo che assistono a uno spettacolo ad Alessandria d’Egitto e ridono. Il fatto che ci fossero delle donne col velo che ridevano ad esempio ha colpito molto una giornalista italiana. Può sembrare un’assurdità chiedersi se le persone col velo ridano ma se in Italia presenti sempre delle foto e dei video di un certo tipo, le persone si abituano a quello. Ad esempio, riguardo alle elezioni che ci sono adesso in Iraq, nelle immagini trasmesse si vedono sempre folle oceaniche di persone, come se il mondo arabo fosse composto da una moltitudine indistinguibile in cui non esiste l’individualità e le storie personali delle persone, ma solo una storia collettiva fatta di negatività.”

Il tema del primo numero di Arabpop è stato la metamorfosi, il prossimo numero, ci spoilera Olga Solombrino, sarà il futuro, allineandosi a quello che è uno dei grandi temi del dibattito contemporaneo. Il prossimo tema è il futuro, a partire dalla domanda: “Viviamo in un pianeta che ci sembra sempre meno abitabile, sull’orlo del collasso a qualsiasi latitudine ma ci sono regioni in cui la situazione sembra più cupa, gravata da razzismo, disuguaglianza. Come possono l’arte e la cultura diventare strumenti per immaginare vie di fuga da questo presente, immaginare un altro futuro e infine costruirlo?”. Con questo numero vorremmo ascoltare il pensiero degli artisti arabi anche su argomenti su cui non vengono mai interpellati, come il cambiamento climatico, che sono quelli di cui invece in occidente discutiamo molto. Sembra infatti che gli artisti arabi non possano parlare di questi argomenti ma debbano parlare solo delle loro sventure e di ciò che accade nei loro paesi. Nella rivista ad esempio c’è un articolo sul cinema palestinese in cui si riporta uno sketch de “Il paradiso probabilmente” di Elia Suleiman e si parla del fatto che il regista andò in Francia a cercare fondi per il suo film ma i finanziamenti gli vennero rifiutati dal produttore perché il film era “poco palestinese”. Ci aspettiamo sempre che la cultura araba ci debba raccontare determinate cose, ma dovremmo lasciare che siano gli artisti arabi a decidere cosa raccontarci.”

 

Chiara

chiaral@vicini.to.it

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