Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia. (Goethe)

 

Change! Ieri, oggi, domani. Il Po

A Palazzo Madama,  fino al 13 gennaio 2025

“Un grande albero le cui radici sono il delta, i cui rami e frutti sono gli affluenti e i laghi” : è il Po nelle parole del direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa, pronunciate descrivendo  il progetto espositivo della Sala del Senato di Palazzo Madama  sul grande corso d’acqua che abbevera la Pianura padana. Il ricco allestimento corredato da fossili, dipinti e fotografie ne delinea  gli oltre  600 km di lunghezza per un’età di oltre 50 milioni di anni: ad oggi  il fiume governa  vita e attività di quasi venti milioni di persone, fornisce il 55 % della produzione idroelettrica  nazionale, determinando  il 37% dell’attività agricola e il 40%  del Pil del nostro Paese. Ripercorrere la storia del Po  significa risalire alle nostre origini e scoprire da dove proveniamo: ad esempio  nelle terre dell’astigiano  un tempo c’era il  mare ed è stato rinvenuto il fossile di Astadelphis gastaldii, un po’ delfino e un po’ orca. Unico esemplare al mondo, spicca insieme a  fossili e conchiglie e persino ai resti di due coccodrilli scoperti vicino a Verona e conservati al Museo regionale di Scienze naturali di Torino. Il Po compare  nella spettacolarità delle  sue origini: dal Monviso, si scende secondo un  percorso illustrato da una serie di mappe e di foto d’archivio; alle immagini impressionanti dei  ghiacciai seguono gli scatti delle attività che fervono in pianura, come quella preziosa delle mondine, in un accostamento felice di dati scientifici e contributi artistici,  forniti da fotografie e dipinti. E’ la vocazione del museo – osserva con convinzione la curatrice Tiziana  Caserta –  “presentare  fatti di un’ attualità stringente, ma con la lingua che ci è familiare, cercando di raccontare  il Po che è nell’ esperienza di noi  tutti, il nostro amico da sempre”.

Anche le fotografie di Gabinio, Moncalvo, Jodice, Biamino, Fontana  concorrono a celebrare quel fiume che in italiano letterario è chiamato Eridano: il progetto espositivo ha uno sguardo rivolto alla natura e l’altro al mondo dell’arte, come attesta anche la serie di dipinti che vedono protagonista la piana del Po: uno su tutti “Lo specchio della vita” di Pellizza da Volpedo.

L’alternanza di due sguardi – quello  storico artistico e quello scientifico  – riesce a restituire tutte  le sfaccettature e le bellezze dell’attività umana, come, ad esempio, la presentazione di una  delle opere di ingegneria idraulica che ha consentito di distribuire acqua  utilizzando semplicemente delle pendenze e ha regalato nel tempo risaie e quindi  cibo a tutto il vercellese.Con il progressivo rientro del cuneo salino, che si attesta ora  a 40 km circa nell’interno – favorito dall’innalzamento del livello del mare,  fenomeno che  sta minacciando Venezia e la sua laguna – ora l’acqua della foce non è più dolce.  Il  metro cubo di plastiche raccolte sulle spiagge dal curatore, dal Direttore, dai ragazzi di Plastic Free… ammonisce il visitatore sulla realtà delle microplastiche non biodegradabili che violentano gli ecosistemi acquatici:  insieme alle immagini del filmato Adaptation.it il pubblico è invitato a ragionare sul problema ambientale, e sulla  possibilità per  l’uomo di correggere i propri errori, di mitigarli appunto, praticando nuove soluzioni, sfruttando inventiva, tradizione e semplice buon senso: ad esempio, affiancando alla riduzione degli allevamenti intensivi, la coltivazione di piante più resistenti, non Omg. Anche un’inversione  di tendenza nei comportamenti – non facilmente prevedibile – necessita di tempi lunghi: bisogna, quindi, operare nella direzione dell’adattamento per evitare nuove alluvioni, per mitigare  piogge estreme e distruttive, tempeste di vento,  tutti effetti a valle della crisi climatica. Ad un clima così estremizzato bisogna adeguare una serie di contromisure umane, efficaci e naturali.

I pannelli che espongono il riconoscimento MaB – Man and Biosphere, che l’UNESCO ha rilasciato ai territori del fiume Po, del suo bacino e delle aree protette – parchi e riserve naturali –  ricordano che noi tutti  viviamo con il fiume e grazie al fiume e conducono alla fine del percorso. Ma le iniziative collaterali della mostra, il fitto  programma  di seminari e incontri con le scuole saranno attivati  fino a gennaio 2025,  per cercare di sensibilizzare quante più persone possibile alla consapevolezza perché – a volerlo –  ciascuno ha davvero la possibilità di cambiare le cose. E quindi… Change!

Orari: Lunedì e da mercoledì a domenica: 10 – 18. Martedì chiuso.
Biglietti: Intero € 12,00 | ridotto € 10,00 Gratuito Abbonamento Musei e Torino+Piemonte card – Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*