Numerosi titoli in concorso quest’anno trattano i conflitti che segnano il nostro tempo. Nel film Qui vit encore – Who Is Still Alive (Giornate degli Autori) del regista svizzero Nicolas Wadimoff, il dolore e la sofferenza che emergono dalle testimonianze di nove rifugiati scampati all’inferno di Gaza colpiscono lo spettatore, anche se le loro parole non lasciano spazio alla rabbia o all’odio.
Sentimenti che, al contrario, traspaiono nella volontà di perpetrare quell’ eccidio da parte di un nemico che non viene mai nominato, come se la dignità del dolore e del lutto vissuti dai palestinesi si elevasse a un livello superiore. La mappa di Gaza, tracciata sul pavimento nero con le sue città e i suoi campi, colloca i protagonisti in uno spazio sospeso, indefinito, che un giorno – si auspica – potrà essere rivisto e ricostruito. Uno spazio dove poter tornare alla vita normale, oggi minacciata da bombe, proiettili e bulldozer che cercano di annientarla.
Ha diviso la critica The Voice of Hind Rasecutivijab (Venezia 82) in cui la regista tunisina Kaouther Ben Hania ricostruisce il drammatico tentativo di salvataggio di una bambina di sei anni, imprigionata in un’auto con la famiglia uccisa dall’esercito israeliano.
Al centro del dibattito, l’inserimento della lunga e più volte interrotta conversazione telefonica reale tra la piccola e i soccorritori, avvenuta il 29 gennaio 2024. Il film, che vede tra i produttori esecutivi Brad Pitt e Joaquin Phoenix, è stato sentito come un “obbligo e un dovere” da parte dei protagonisti i quali, dopo aver parlato con i soccorritori della Croce Rossa, sul set hanno reagito come esseri umani toccati profondamente.
Con Zapiski Nastoyashego Prestupnika (Notes of a True Criminal) (Fuori Concorso) i registi Alexander Rodnyansky e Andriy Alferov ripercorrono la storia dell’Ucraina: dall’annessione forzata all’URSS fino alla Perestrojka e al referendum popolare del 1° dicembre 1991, con cui il Paese proclamò la propria indipendenza, ponendo fine al dominio sovietico.
Inoltre il regista dimostra come quello in corso è stato spesso definito la prima “guerra online” della storia, documentata in tempo reale dai soldati stessi attraverso l’uso massiccio di smartphone, social media e piattaforme di messaggistica. Video, foto, testimonianze e dirette hanno trasformato ogni combattente in un reporter, rendendo il conflitto visibile al mondo intero in modo immediato e crudo.
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
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