È sempre meglio creare qualcosa ed essere criticati…

Che non creare nulla e criticare!

 

Venezia 82: verso il Leone d’oro

La mostra volge al termine: come di consueto nella prima settimana sono passati i titoli di maggior  richiamo della sezione principale (Venezia 82). Tra essi a prevalere nei giudizi di pubblico e critica erano stati Father mother sister brother,  il nuovo film a episodi di Jim Jarmush, tre storie familiari nel segno di uno stile riconoscibile e coerente, e No Other Choice, del coreano Park Chan-wook, la parabola autodistruttiva di un uomo del ceto medio licenziato dopo 25 anni di lavoro. Il mago del Cremlino, diretto da Olivier Assayas e tratto dal libro di Giuliano Da Empoli, ha sollevato ampio dibattito intorno alla strategia di comunicazione e controllo del potere ideata dal collaboratore di Putin mentre l’attesa e curiosità che hanno accompagnato il Frankenstein di Guillermo del Toro sembrano non aver suscitato  altrettanto entusiasmo critico. Non spicca la pattuglia italiana, con la sola eccezione di La grazia: Paolo Sorrentino,  abbandonati i barocchismi e i compiacimenti simbolici degli ultimi suoi lavori ha come recuperato l’ispirazione degli esordi, e ha convinto.

Tra i titoli della seconda settimana Duse, diretto da Pietro Marcello, si avvale dell’interpretazione di una vibrante Valeria Bruni Tedeschi, la cui naturalezza recitativa si addice allo stile non convenzionale della “divina”, tanto da  poter puntare alla coppa Volpi come miglior attrice. Divisiva l’operazione di Francois Ozon con L’étranger, a cui il regista conferisce un luminoso bianco e nero e l’estetica che richiama gli anni ’40, in linea con lo spirito del romanzo di Camus da cui è tratto. Ma poi è stato il giorno di La voce di Hind Rajab di Kaouther ben Hania: l’appello disperato della bambina da Gaza (“Vieni a prendermi”…”Ci sono solo morti”) ha scosso la Mostra e le nostre coscienze.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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