In questa sede se n’era già parlato, ma essenzialmente per sottolinearne la divertente e surreale esistenza. Parlo dei premi “IgNobel” assegnati ogni anno agli studi più strampalati, alle ricerche più scombicchierate finanziate nel mondo.
Gli IgNobel sono i premi dati, per definizione, a quelle scoperte che prima fanno ridere e poi riflettere. L’iniziativa è della rivista Annals of Improbable Research con il suo editore Marc Abrahams. Le motivazioni con cui vengono assegnati i premi sono effettivamente curiose, ma nascondono studi reali, bizzarri magari sì, ma compiuti con vero spirito di ricerca. Sì, anche quella sulla cacio e pepe per cui alla Boston University, sede dell’evento, come Italia abbiamo ricevuto il meritato premio per la fisica.
Tra le altre ricerche interessanti premiate ci sono, per esempio, lo studio su come un certo tipo di lucertola sceglie di mangiare solo alcuni tipi di pizza; oppure per la letteratura vince l’IgNobel 2025, postumo, William B. Bean, “per aver registrato e analizzato con costanza il tasso di crescita di una delle sue unghie per un periodo di trentacinque anni”.
Il fatto è che questi IgNobel sono dichiaratamente originali, quindi il cittadino medio è, per così dire, preparato, e li aspetta con quell’atteggiamento bonario che si riserva al vecchio zio un po’ squinternato, sapendo che non può fare più danni di tanto.
Ora però si passa dalla farsa alla tragedia attuale per cui la candidatura ai Nobel, per esempio per la pace, diventa terra di conquista per chiunque goda di visibilità e followers abbastanza per sostenerla. Qualcuno quest’anno ci è già riuscito, sul prossimo sono quasi pronta a scommettere.
Questo perchè la realtà gioca brutti scherzi o forse si è solo mangiato troppo pesante?
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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