” Siamo fatti della materia
di cui sono fatti i sogni”

William Shakespeare

 

Il giusto peso-Parla un ex dirigente Fiat

un saggio di un dirigente degli anni '60

Noi, borgatari di Mirafiori legati al ricordo, spesso problematico, della Grande Fabbrica, siamo rimasti affezionati a “La FIAT di Marchionne. Da Torino a Detroit“, saggio di Paolo Griseri del 2012, quando la stella di Marchione era ancora lontana dal tramonto (Morirà nel 2018). Il racconto dell’opzione di borsa inaspettatamente a favore di Fiat che costringerà la General Motors a versarle una penale da1,55 miilioni di dollari; il momento in cui, alla morte di Umberto, i maggiorenti della Società tengono una riunione segreta e designano, a sorpresa, Marchionne come Amministratore. E tanti altri passaggi su temi che hanno tracciato la storia industriale della Fiat e del nostro Paese in quegli anni.

E’ uscito da poco (fine 2024) un libro che potrebbe essere “Episode 1” di “La Fiat di Marchionne”: titolo “Il giusto peso. Un dirigente Fiat dalle suore tedesche a San Vittore”. Scritto da un anziano dirigente FIAT, Antonio Mosconi. Con prefazione di Paolo Griseri, ricordato oggi da colleghi e familiari in occasione del primo anniversario della morte. Il libro è stato presentato il 24 scorso presso la sede del Circolo della Stampa. Intervistatrice d’eccezione Stefania Aloia, Vice Direttrice de La repubblica, moglie di Paolo Griseri.

La giornalista introduce con una citazione dalla prefazione di Griseri che potrebbe brn descrivere il senso di questo saggio:

“…la discussione sul capitalismo, sui rapporti tra industria pubblica e privata, sulla prospettiva di collegamento tra campioni nazionali di diversi Paesi…avvenne in quei 10 anni dal 1966 al 1976 quando furono i fratelli Agnelli a prendere la guida del gruppo. Una sorta di decennio delle possibilità…”

“Tutte le domande che mi fanno” Esordisce Mosconi” convergono verso un punto: come ha fatto Romiti a distruggere la Fiat?.

Entra nel 68 in Fiat. Con una storia di impegno politico federalista. Il Federalismo aveva una cifra non solo di principio ma c’era un retroterra che aveva dato vita a una serie di visioni industriali. Era un momento in cui Fiat mostrava interesse per il federalismo europeo. Nel decennio delle possibilità, c’cera posto per una certa idea europeista.

Mosconi entra in Fiat provenendo dal San Paolo. Ragioniere, poi laureato in Economia viene assegnato al Settore Studi, Pianificazione e Controllo di gestione come direttore.

E’ l’epoca in cui Agnelli si rende conto che la dimensione dell’impresa nel settore Auto era competitiva solo per le “piccole”, insufficiente per poter competere sul piano europeo. Serviva un partner europeo, un’alleanza forte. Agnelli tenta con François Michelin, all’epoca a capo della Citroen (chi ricorda la mitica DS 19?). Si disilluse presto. A Parigi c’era DeGaulle, nazionalista puro. Ma il management della FIAT non aveva neppure questa mentalità di cooperazione fra Società, men che meno a livello internazionale. Agnelli si disillude.

“Lei in qualche modo aveva un tipo di approccio allo sviluppo che non era quello del management. Si guardava a Roma anziché all’Europa. Una politica un po’ provinciale” suggerisce l’intervistatrice.

“Ci sono 2 punti di vista opposti, la proprietà ed il management. D’altra parte c’erano in ballo impegni finanziari enormi. E’ lì che nasce l’idea dello “spezzatino”.

“C’è un punto di svolta?”chiede Stefania Aloia.

“Un punto di svolta fu il terrorismo”. Le brigate rosse, dirigenti uccisi. La cosa impressionò moltissimo.

E quando nasce la frattura fra lei ed il management?”

Con la gestione aziendale di Cesare Romiti, Mosconi, su sua richiesta, viene destinato alla Teksid. Gli sembrò interessante perché si occupava anche della componentistica metallurgica. Ed era fortemente in crisi. Suo compito alleggerire i debiti. Poi i contrasti diventano insanabili. Mosconi fa un passo indietro: “Romiti guardava all’Italia. Non c’era l’ambizione di operazioni che dessero un futuro”.

Mosconi approda, insieme alla pur promettente Fiat Engineering, al Servizio Costruzioni e Impianti. E si trova in rapporti con Impresit che si occupava di impianti internazionali.

“Quindi è in questo periodo che cominciano i problemi” commenta Stefania Aloia. La linea strategica di Romiti era sviluppare la presenza dell’Impresit in Italia. Si sa come funziona il mercato della costruzioni in Italia. Una Società minore aveva il compito di ripartire il lavoro tra i Partners. E nasce il rapporto col sistema politico e con questo, Fondi neri. il via alle tangenti. Si apre la strada per San Vittore.

Mosconi ha sempre negato di essere coinvolto, ma di fatto il 17 febbraio dl ’93 si trova i carabinieri in casa. Fu trascinato in questa vicenda ma aveva anche testimoni che sostenevano le sue tesi.

Di quel periodo, nel libro, non si parla, perché proprio Paolo Griseri ne aveva fatto un saggio tra lo storico e lo spionaggio anni prima (“Il processo. Storia segreta dell’inchiesta Romiti: guerre, tangenti e fondi neri Fiat2 1 maggio 1997 – di Paolo Griseri, Massimo Novelli, Marco Travaglio, Editori Riuniti).

“E quando si è accorto di cosa stava succedendo?”

Risponde con una battuta ”Quando mi hanno arrestato”. Si trova dentro un meccanismo di cui non era del tutto consapevole. La sua missione era diventata salvare la Fiat dai disastri di Romiti.

Nella parte sulla detenzione, ci sono particolari curiosi. E nomi. Come quando diventa lo “scrivano” del carcere, assumendosi il compito di recepire e trasmettere le esigenze dei reclusi. O gli interrogatori di Di Pietro, inquirente di “Mani Pulite”, che finivano alle 3 di notte e, rileggendo il verbale, il carcerato Mosconi chiedeva “scusi non si potrebbe scrivere anche quello che ho detto?”.

“Come si chiude la faccenda Romiti?” sollecita l’intervistatrice.

“Con il giusto peso” rispondono all’unisono Mosconi ed il suo avvocato dell’epoca, Lorenzo Pasieri, che nel frattempo si era  unito alla discussione, uno dei due legali che avevano difeso Mosconi e non assegnati dalla Fiat. Romiti fu condannato.

Stefania Aloia ha letto la prefazione solo dopo aver letto il libro, “volevo ripetere l’esperienza di Paolo. Mi ha colpito, dal punto di vista del mestiere giornalistico, come dietro la storia grande ci siano tante storie piccole come la sua“. “Questo libro dà un insegnamento: la quantità di alternative che la dirigenza studiava, vista l’ impegno finanziario che ognuna avrebbe comportato. Mentre noi ricordiamo solo le cose principali”

“Troppo tardi. Nel ’67 Citroen era più piccola, più abbordabile. Oggi noi abbiamo il 12 percento. Nel 1980 un’alleanza era stata proposta a Umberto, ma la sua quota azionaria era insufficiente”.

“Lei come si considera?”

“Un ingenuo.Non volevo essere complice”

Allora, chi era davvero Mosconi ? “un dirigente che ha mantenuto saldo il principio di lealtà per la propria Azienda e la schiena dritta”. Firmato Franco Aloia, padre di Stefania e suocero di Paolo Griseri.

Le associazioni che hanno condiviso questa iniziativa con la Miniera Culturale: il Centro Einstein di Studi Internazionali con Lucio Levi e l’Ass. Culturale Vera Nocentini con Marcella Filippa.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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