” La felicità è una scelta che a volte richiede uno sforzo”

Eschilo

 

“Manifesti d’artista” alla Mole

Quando la grande pittura abbraccia la cartellonistica

Se il cinema rappresenta il paradigma della nuova arte nell’epoca della riproducibilità tecnica (W. Benjamin), allora anche i manifesti cinematografici, nati come strumenti di comunicazione di massa, possono diventare opere d’arte a pieno titolo. Con questa premessa, il direttore Carlo Chatrian riconosce la portata estetica e culturale  delle opere della mostra “Manifesti d’artista”, visitabile al Museo Nazionale del Cinema di Torino fino al 22 febbraio 2026.

La rassegna propone una selezione di materiali provenienti dai caveau del Museo, custoditi con grande attenzione e passione dalle curatrici Nicoletta Pacini e Tamara Sillo, offrendo al pubblico un affascinante percorso attraverso la storia visiva del cinema. La strada che il Museo ha intrapreso con l’arrivo di Carlo Chatrian — quella di portare alla luce e far apprezzare lo straordinario patrimonio interno  — ha dato prova di sé nella  recente iniziativa “Pazza idea”, realizzata con  il Fondo Fotografico Frontone e opportunamente valorizzato. Nella selezione di dieci opere esposte, dunque, tra  le circa  540.000 che le  conservatrici curano come  loro creature,  i manifesti realizzati nei primi decenni del secolo scorso rappresentano l’affascinante punto d’incontro tra le suggestioni visive del Liberty (Art Nouveau) e la tradizione pittorica. Nell’immagine-guida di Vera D’Angara, attrice e illustratrice russa, che aveva  trovato in Italia spazio e libertà per la sua creatività, l’ unica donna in mostra ritrae se stessa in una posa che unisce  sensibilità teatrale e gusto pittorico. Da segnalare  la dimensione imponente di alcuni manifesti cinematografici di Filiberto Scarpelli, enormi, spettacolari. Sempre per quanto riguarda le opere di grande formato, troviamo il manifesto di Cadaveri eccellenti, di Francesco Rosi, realizzato da Enrico Baj, che raggiunge i tre metri di larghezza per uno e quaranta di altezza: il cosiddetto striscione, destinato alle affissioni stradali.

Nelle vicinanze è possibile osservare anche l’opera più piccola dell’intera mostra: la brochure di Riso amaro, di Giuseppe De Santis, disegnata da Renato Guttuso. Nonostante le sue dimensioni ridotte, attira subito l’attenzione: è infatti un vero trionfo cromatico, benché all’artista – che non andò sul set –  fossero stati girati gli scatti realizzati dal fotoreporter Robert Capa per un servizio su “Life”. Alle immagini di un grigio giorno di pioggia, Guttuso replicò ponendo“ la mondina al centro delle acque e ne fece il bersaglio dei suoi colori accesi di rosso, di nero, di verde e di giallo: i suoi colori di sempre.”

Di straordinaria forza d’attrazione, inoltre,  il celebre manifesto originale del film La corazzata Potëmkin – primo acquisto firmato dal neo direttore Chatrian –  realizzato nel 1925 da Aleksandr Rodčenko, maestro del costruttivismo russo: l’opera traduce visivamente lo slancio rivoluzionario del capolavoro di Ejzenštejn, affermandosi come una delle icone assolute della grafica del Novecento.

La mostra è inclusa nel ticket d’ingresso al Museo Nazionale del Cinema, ma può essere visitata anche con un biglietto speciale a soli 4 euro, ideale per chi desidera immergersi esclusivamente nei manifesti, o già conosce  il museo.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

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