Si è aperta con un messaggio forte e attuale la nuova stagione della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani: “Prendersi cura”, l’ultimo tassello di un percorso triennale di riflessione artistica e culturale, avviato con “Linguaggi futuri” e proseguito con “Luogo in comune”.
Risultati significativi all’attivo: oltre 270 spettacoli e più di 45.000 spettatori nell’ultima stagione confermano una partecipazione crescente, segno che il teatro per l’infanzia e la gioventù continua a essere un punto di riferimento culturale per Torino e per il pubblico scolastico e familiare.
Il nuovo cartellone, inaugurato sabato 11 ottobre 2025, conta più di 50 titoli, tutti accomunati dal desiderio di “aver cura”: della persona, dell’ambiente, delle relazioni, ma anche della creatività e del tempo.
Tra gli spettacoli in programma, anche classici rivisitati come “Il canto di Natale”, “Winnie the Pooh”, “Il mago di Oz”, e lavori a tema ambientale come “Le quattro stagioni” e “Zerozerosottozero”.
Ma la vera “cura”, spiegano dalla Fondazione TRG, è quella del tempo: tempo per emozionarsi, crescere, riflettere e stare insieme. Un antidoto alla fretta che il teatro vuole offrire come dono prezioso al proprio pubblico. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico della Fondazione TRG, Emiliano Bronzino.

Quali sono le linee guida e i criteri che hanno orientato la selezione degli spettacoli di questa edizione?
Ogni anno cerchiamo di identificare un tema che possa caratterizzare l’intera stagione. Quest’anno il titolo è “Prendersi cura”: degli spettatori più piccoli, come i bambini dagli 0 ai 2 anni, un impegno che stiamo affrontando con particolare attenzione; ma anche delle persone vicine a noi, come racconta “Winnie the Pooh”, in scena da gennaio. E infine, prendersi cura di sé stessi: “Il Mago di Oz” riflette su come le nostre apparenti debolezze possano diventare risorse.
C’è un fil rouge che ha ispirato e collega le scelte artistiche?
Questa stagione conclude un percorso triennale che ha toccato tre temi fondamentali: il linguaggio, verbale e non verbale, come strumento di comunicazione e crescita; lo spazio comune, luogo d’incontro accessibile a tutti; la cura, intesa in senso ampio, verso gli altri e verso il contesto che ci circonda. Questo percorso ha permesso porre un focus sulle tre anime della Fondazione: l’attenzione alla formazione, allo spazio che abitiamo, in particolare alla Casa del Teatro, e alle persone che condividono parte del loro cammino con noi.
Quali obiettivi vi siete posti per questa edizione e in quale direzione si orientano: pedagogica, formativa o culturale?
Quest’edizione si divide in due grandi stagioni: una dedicata alla scuola, più centrale, in quanto riteniamo che il teatro sia uno strumento a disposizione per arricchire i percorsi scolastici e facilitare la crescita degli studenti. L’altra rivolta alle famiglie, in cui prevalgono obiettivi più artistici: siamo convinti che gli strumenti dell’arte abbiano un grande valore anche sul piano educativo. Nel teatro per le nuove generazioni, infatti, si intersecano diversi linguaggi come la danza, il teatro di figura e la musica: elementi che l’arte mette a disposizione come strumenti di crescita.
Tra i diversi gradi scolastici, quale risponde con maggiore interesse alle vostre proposte?
Se guardiamo i dati di partecipazione, il nostro principale bacino di utenza scolastica è rappresentato dalla scuola primaria: lo scorso anno, su circa 23.000 presenze complessive, oltre 7.000 erano della primaria, circa un terzo dell’attività. Quest’anno, invece, abbiamo registrato un boom dalla secondaria di primo grado. Sta crescendo anche la partecipazione dell’infanzia, un dato sorprendente considerando la complessità logistica.
Che tipo di impatto avete registrato nel tempo: pubblico stabile o ci sono stati cambiamenti nelle percentuali di adesione?
C’è stato un momento difficile legato al Covid, ma siamo tornati con numeri più grandi e un aumento continuo della partecipazione. In un contesto sociale in cui le persone sono sempre più isolate e le relazioni diventano più faticose, il teatro rappresenta un momento di socialità. Per quanto riguarda il pubblico, il nostro target principale va dagli 0 ai 12-13 anni, ma offriamo anche spettacoli destinati a giovani adulti.
Sono previste attività collaterali, come incontri del pubblico con registi, attori, o eventi speciali?
Le attività collaterali per noi sono complesse da realizzare. Tuttavia, sono previste alcune occasioni di incontro o presentazioni di libri con contenuti affini all’offerta teatrale. Ad esempio, venerdì 24 ottobre verrà proposto “Capolavori”, tratto dal libro di Mauro Berruto, preceduto da una sua lectio magistralis e da un momento conviviale. È, invece, molto attiva e strutturata la nostra scuola di recitazione, con oltre 300 allievi, dai 3 anni all’età adulta, che rappresentano, per noi, un pubblico di riferimento importante.
C’è un elemento, un tema o un contenuto che le sta particolarmente a cuore?
Prendersi cura del nostro benessere è un tema trasversale a molti spettacoli della stagione. Lo spettacolo di Berruto, ad esempio, celebra la meraviglia del gesto sportivo e dell’arte. “Le quattro stagioni” è invece una riflessione sul ciclo della vita, con un’attenzione particolare a come vivere bene e pienamente ogni fase.
Il calendario completo della stagione 2025/2026 è disponibile al link
Orari della biglietteria online qui
Silvia Destro
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