Tra gli appuntamenti torinesi d’autunno con la cultura si colloca la Terza Risonanza, in programma dal 29 ottobre 2025 al 1° marzo 2026 alla Gam. Nelle sale di Via Magenta, 31 prosegue il percorso di indagine sui linguaggi dell’arte, mettendo al centro incanto, sogno e inquietudine, temi sviluppati con sensibilità e rigore. Si tratta di dimensioni fondamentali dell’essere umano, capaci di suscitare nello spettatore emozioni e riflessioni sempre nuove.
La sezione NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato, raccoglie un centinaio di opere provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche e collezioni private d’Europa, oltre a un nucleo consistente parte delle collezioni della GAM. La narrazione visiva nasce dal dialogo tra i curatori, con l’obiettivo di individuare opere e artisti capaci di restituire una particolare dimensione del tempo e dell’intimità, quella parte nascosta della realtà che rappresenta “l’altro volto del giorno”. Tale idea trova un riferimento simbolico nella celebre descrizione di Machiavelli, che al calar della sera si ritira nel proprio studio, indossando le “vesti curiali” per entrare nello spazio del pensiero e dell’immaginazione.
La mostra ricostruisce questa dimensione “altra” a partire dal Seicento, epoca in cui la conoscenza si divide tra il sapere scientifico — fondato sul metodo sperimentale galileiano — e la verità poetica e simbolica dell’animo umano. Il percorso espositivo intreccia costantemente queste due prospettive, seguendo un percorso cronologico che attraversa cinque secoli di storia dell’arte.
Nella prima sezione emerge una visione unitaria della notte, culminante nella sala dedicata al sogno, mentre con le avanguardie si apre una nuova fase, segnata dal dialogo tra artisti del dopoguerra e contemporanei. L’allestimento, costruito su un gradiente cromatico notturno, accompagna il visitatore in un viaggio in cui la notte avvicina gli oggetti e intensifica i dettagli, ma in parallelo proietta lo sguardo verso l’altrove — come fanno telescopi e microscopi, strumenti che dal Seicento in poi hanno reso visibile l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
Lo spazio curato da Cecilia Canziani, dedicato all’artista Linda Fregni Nagler ripercorre venticinque anni di lavoro, dal 2002 a un’opera inedita e ancora in progress, realizzata appositamente per l’occasione. Il racconto per immagini mette in luce il doppio rapporto di Linda con la fotografia: da un lato la fotografia come oggetto materiale e strumento scientifico, dall’altro come idea, desiderio di fissare l’attimo e la memoria. Il percorso si snoda attraverso invenzioni, strumenti ottici, emulsioni, in un dialogo costante tra scienza e immaginazione, realtà e visione.
Successivamente il pubblico potrà visitare “Frangibile” di Elisabetta Di Maggio, curata dalla direttrice Chiara Bertola e Fabio Cafagna, in cui l’artista rende visibile la vulnerabilità intrinseca all’esperienza umana, attraverso la sottigliezza dei materiali. L’artista lavora in un rapporto intenso e fisico con la materia, scavandola, incidendola con il bisturi e conoscendola attraverso il gesto. Le sue opere, sviluppate in oltre trent’anni di carriera, approfondiscono il passaggio di informazioni tra natura e artificio: i neuroni si specchiano nelle città, i tessuti viventi nei conglomerati urbani. L’impianto narrativo si dipana in sei stanze, che presentano opere storiche e nuove produzioni, tra cui un mosaico in vetro realizzato tessera per tessera, un’installazione con foglie di loto intagliate e una foglia di porcellana di grande complessità tecnica.
Non manca, come di consueto, l’omaggio nella Videoteca GAM, la più importante d’Italia e seconda in Europa, dedicato questa volta a Lothar Baumgarten, maestro dell’arte concettuale, con opere che rivelano il suo dialogo con le culture indigene dell’Amazzonia. Infine, è presente il progetto “L’Intruso” di Davide Sgambaro, giovane artista già presente in collezione.
L’esperienza immersiva, complessivamente, si configura come un trittico di percorsi — notte, incanto, inquietudine — che esaminano il rapporto tra divenire, immaginazione e conoscenza, stimolando il pubblico a rivolgere lo sguardo alla propria interiorità.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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