Riceviamo da un nostro lettore e volentieri pubblichiamo
Era la Primavera dei Popoli, a Parigi infuriava la terza Rivoluzione, le Cinque giornate di Milano accendevano la Prima Guerra d’Indipendenza e, a Torino, Carlo Alberto promulgava lo Statuto. In quel vivo 1848, proprio nella capitale sabauda, un immigrato tedesco, mastro birraio, portò la tradizione brassicola nell’area industriale che si stava sviluppando intorno alle sponde della Dora Riparia. Karl Metzger seppe canalizzare l’acqua pura e ricca di sali minerali del fiume nella sua attività e – insieme ai produttori che nacquero negli anni successivi — contribuì a rendere Torino uno dei principali poli birrari del Nord Italia. La celebre M, nata dai tratti futuristi degli artisti che animarono a inizio ‘900 la scena torinese, è diventata poi uno dei simboli più riconoscibili in città insieme all’elefantino, metafora di quell’ idea di solidità e fiducia espressa dallo storico slogan: “Chi beve birra campa cent’anni.” . Dopo oltre un secolo di storia e alcuni anni di assenza, grazie alla scommessa del giovane imprenditore Marco Bianco, la grande M rossa è tornata a Torino inaugurando il nuovo birrificio con il Metzger Fest: un evento, che ha visto ospiti oltre 1600 visitatori, dove protagonista è stata la birra artigianale e la sua storia, filo conduttore delle visite guidate ai locali e ai segreti di una filiera basata sui principi moderni della sostenibilità ambientale.
Oggi Metzger, così come ha saputo reinventarsi, non vuole essere solo il ritorno di un marchio storico nel mondo industriale torinese, ma punta piuttosto a valorizzare il suo legame con una città che, anch’essa, sa reinventarsi senza dimenticare le proprie radici.
Nasce così un nuovo progetto con due appuntamenti culturali — l’8 novembre e il 13 dicembre — intitolato “Dall’Art Nouveau alla birra di Torino”: un tour che partirà da via Catania 39, sede Metzger, e accompagnerà i partecipanti a scoprire come il Borgo Rossini si sia trasformato dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri. Un quartiere che ha saputo conservare l’eleganza del liberty torinese, abbracciando al tempo stesso l’innovazione contemporanea.
Romano Sirotto
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