Tra la parata di stelle hollywoodiane – da Jacqueline Bisset a Spike Lee – il Torino Film Festival sembra cambiar pelle, trasformandosi da manifestazione di ricerca cinematografica e di nicchia a evento che cerca di farsi spazio tra i numerosi appuntamenti internazionali dedicati all’arte dei Lumière. Tra i grandi nomi, ha richiamato un inusuale numero di curiosi Antonio Banderas, premiato con la Stella della Mole, e che ha presentato Dolor y gloria di Pedro Almodóvar al Cinema Massimo.
Ma il Tff – per fortuna – continua ad essere nella sua natura profonda una rassegna di opere che si distaccano dalle produzioni più convenzionali, scegliendo una strada autonoma e coraggiosa. Tra questi La anatomía de los caballos (2025)(CONCORSO LUNGOMETRAGGI): il film di Daniel Vidal Toche riflette sul destino del Perù, un Paese in cui il desiderio di cambiamento sembra intrappolato in un ciclo che si ripete. La storia collega il tempo della ribellione di Túpac Amaru II al presente: grazie a un salto temporale, il protagonista Ángel Pumacahua incontra sulle Ande Eustaquia, una donna in cerca della sorella morta durante le proteste contro una miniera inquinante. Tra visioni suggestive, un linguaggio scarno e simbolico, il film interroga sul senso attuale della rivoluzione, e per chi e contro cosa valga ancora la pena combattere.
Un tono venato di realismo magico contrassegna anche il film Ida Who Sang So Badly Even The Dead Rose Up And Joined Her In Song (2025)(CONCORSO LUNGOMETRAGGI) della giovane regista estone Ester Ivakič , sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
La protagonista, caratterizzata da forte sensibilità e improvvisi smarrimenti emotivi, vive sogni, prime sofferenze, difficoltà relazionali in famiglia e a scuola, e il confronto con i temi della vita e della morte. Materia universale, la storia di una bambina di dieci anni, fantasiosa ma stonata, convinta d’impedire la morte della nonna entrando nel coro della scuola, qui viene trattata con grande cura e ispirazione originale. Due proposte cinematografiche interessanti pur nell’asciuttezza dei racconti, che ne amplifica l’intensità. drammaturgica.
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
Lascia un commento