Il dotto professore Alessandro Barbero ha mostrato un interessante filmato in cui un giovanotto si aggira per Roma parlando in latino.
Si rivolge ai passanti chiedendo indicazioni su strade e monumenti, ai commercianti del mercato elencando frutta e verdura che desidera comprare, il tutto con risultati spesso esilaranti. Pur essendo lontane le mie esperienze latiniste, mi sembrava tutto sommato un latino comprensibile.
Infatti ognuno si affrettava a rispondere nel modo che gli sembrava migliore e nella lingua che riteneva più comprensibile per l’interlocutore: chi ( la maggior parte) in italiano lento, chi a gesti, forse solo uno in latino corretto, parecchi in inglese.
Il fatto fa pensare. In un paese che si trova al 26° posto su 35 paesi europei e al 46° a livello mondiale, secondo l’Indice di Conoscenza dell’Inglese EF (EF EPI) 2024, la gente considera questa lingua, evidentemente, la più adatta ad interloquire con uno straniero. Non l’italiano, che del latino è derivazione naturale, ma l’inglese, che ci viene propinato spesso in modo inappropriato e in tutte le salse.
Mi riferisco alle spesso ridicole chiose degli intermezzi pubblicitari televisivi, nei quali spesso si assiste a frasi in inglese francamente imbarazzanti, per significato e per discutibile correttezza grammaticale. A farla da padrone sono le pubblicità alle automobili e ai profumi. Non si capisce perché ( ma forse perché si indirizzano a fasce di acquirenti più danarose e quindi più solleticate dal riconoscimento di essere, oltre che ricche, multilingue) fatto sta che le frasi sembrano invece dedicate ad un pubblico di minus habens. Faccio qualche esempio.
– Black November Revolution (Expert) (Tutto il mese? A quando il Black Year? Non bastava il venerdì? ndr)
– Mouvement that inspires (KIA) (Non oso pensare cosa, ma non mi viene nessun pensiero puro. ndr)
– Be part of legend (Dolomiti) (Impegnativo però. ndr)
– Molecular repair (Balsamo per capelli, ma attenzione, la molecola è sempre riparatrice? Chi lo sa. ndr)
– Discover the fragrance (E’ un profumo, per bacco, che si dovrebbe scoprire?)
Comunque mi risuonano, profetiche, le parole di Nanni Moretti in Palombella Rossa: “Chi parla male, pensa male e vive male”.
D’altronde aveva già cominciato a preoccuparmi la Venere Botticelliana influencer di “Open to meraviglia”.
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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