Se ne sono andate in silenzio, in modo discreto ed elegante. Insieme, come avevano vissuto: mosse in un sincrono impeccabile come quelle quattro gambe infinite, dalla forma perfetta. Allenate dal coreografo Don Lurio, la cui bassa statura offriva un buffo contrasto visivo con le loro presenze statuarie, fissate nell’immaginario collettivo per i loro balletti in programmi come Studio Uno e Canzonissima. Immancabile e scintillante corredo dei varietà televisivi più amati e di successo, e al contempo una sfida morale, soprattutto in Italia, per i benpensanti che le avevano costrette ai pesanti collant di lana nera in quella tv andreottiana, simbolo degli anni ’60.
Ammaliatrici di Alberto Sordi in sketch indimenticabili, le ragazze italiane del tempo le consideravano un modello inarrivabile per caratteristiche fisiche e stile aristocratico, anche se canticchiavano motivetti leggeri e linguisticamente discutibili: Da-da-un-pa, La notte è piccola per noi / troppo piccolina.
Un legame artistico e personale mai scalfito da polemiche interne e nè minacciato dai partner sentimentali più affascinanti, vicini a Ellen e Alice giusto per il tempo di un numero di danza….
La loro scomparsa non deve essere sporcata da strumentalizzazioni ideologiche sul fine vita. È un fatto intimo, viscerale, quasi sacro, di fronte al quale — rispettosamente — ci auguriamo si spenga il chiacchiericcio della politica.
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
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