È sempre meglio creare qualcosa ed essere criticati…

Che non creare nulla e criticare!

 

Maurizio Pallante e la “Decrescita Felice”

Una visione radicale per un nuovo modello economico

“La spiritualità è una dimensione che deve essere rivalutata”. Crisi sociali, diseguaglianze e  perdita di fiducia: sempre più voci mettono in discussione il modello di sviluppo dominante. Uno dei principali sostenitori in Italia della decrescita felice e critico nei confronti  di uno sviluppo basato sulla crescita economica illimitata,  Maurizio Pallante, ha portato il suo pensiero  a “La Miniera culturale in periferia”, il progetto torinese sostenuto da  Franco Aloia. Il saggista ed esperto di risparmio energetico ha stimolato una platea attenta e partecipe con una visione alternativa all’espansione continua della produzione, ponendo l’accento sull’importanza di un cambio di paradigma verso un’economia più sostenibile e orientata alla qualità della vita, piuttosto che all’accumulo dei beni. Il relatore ha esplorato il concetto di “conversione economica dell’ecologia”, in cui le scelte ambientali possono rivelarsi un vantaggio per la collettività. Tra i suoi scritti più importanti c’è appunto “Decrescita felice” (pubblicato nel 2005), che è diventato uno dei testi di riferimento per chi aderisce a questa filosofia. Nel libro, Pallante esamina i danni del consumismo, della crescita economica infinita: limitare il superfluo e il relativo impatto sul pianeta può essere la strada per un’esistenza più sobria,  responsabile e soddisfacente.

La riduzione degli eccessi materiali porta inevitabilmente con sé la valorizzazione di altre dimensioni dell’esistenza, come la spiritualità, le relazioni umane, e una maggiore consapevolezza ecologica. Nel discorso affrontato ieri, 27 gennaio, nelle sale dell’ex  Venchi Unica a Torino, a Pozzo Strada, Pallante ha sostenuto che la spiritualità non è da intendersi necessariamente legata a una religione specifica, ma rappresenta la dimensione profonda dell’essere umano, una risorsa per affrontare la vita in maniera più piena e consapevole, al di là della frenesia del consumismo. “Le persone  devono avere bisogno di comprare per sentirsi felici e realizzate” può essere un punto di partenza per riflettere su come la società moderna sia improntata a una visione materialistica della felicità, mentre invece la cura della spiritualità e delle relazioni sia essenziale per un benessere autentico. Qualcuno  del pubblico ha osservato che tra le nuove generazioni si stia già affermando un rifiuto delle pressioni legate alla competizione per il successo economico individuale, accompagnato dalla richiesta di più tempo da dedicare a sé stessi, alle proprie passioni e all’interiorità. Nel contempo la proposta di lavorare meno, lavorare tutti che potrebbe rappresentare una soluzione per ridurre l’ineguaglianza e migliorare la qualità della vita, non viene abbracciata nel nostro Paese neanche dalla  Sinistra, ancora restia a sfidare il modello di sviluppo attuale. Insomma: all’ “utopia” di Pallante servirebbero buone gambe di sistema per camminare, ossia un cambiamento strutturale.  In linea con il pensiero di  Robert F. Kennedy che  fin dal 1968 osservava: “Il prodotto nazionale lordo misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.”

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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