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L’India è vicina

La Ue negozia un importante accordo commerciale

Il commercio globale attuale, è un sistema costruito in un’altra epoca, e sta vacillando, anche e non solo ad opera del Presidente americano, con la sua imposizione di dazi commerciali. Il pianeta, abbandonate logiche e alleanze vecchie di 50 anni, cerca nuovi equilibri complessivi. La ‘diversificazione commerciale’ e il ‘commercio globale’ stanno diventando termini di uso comune nel nostro vocabolario.

In questo scenario, si registra, con il recente accordo commerciale tra Unione europea e India, un elemento di negoziazione tra Paesi e continenti assolutamente positivo e importante, per entrambe le parti. Le minacce più recenti al nostro sistema commerciale sono la guerra in Ucraina, l’operatività cinese, il ritorno del protezionismo americano. Ma il sistema industriale e commerciale europeo è in sofferenza.

Finalmente l’Unione europea ha messo in atto una mossa azzeccata: l’India entra in scena, non come alternativa alla Cina, ma come soluzione per rinforzare il prprio sistema commerciale.

L’India, più che un Paese, è un continente, un continente complesso: che combina scala demografica, crescita economica e autonomia strategica in modo compatibile con gli interessi europei. I numeri aiutano a capire la portata: gli scambi Ue–India hanno superato i 120 miliardi di euro, quasi raddoppiati in dieci anni. Ma senza un accordo, restano qualcosa di instabile.

Per l’Europa la partita è doppia e delicata. Ridurre la dipendenza da un partner – Pechino, ma ormai anche Washington – e conquistare un accesso reale a un mercato, quello indiano, ancora molto protetto.

L’India si avvia a diventare la quarta economia mondiale, con una classe media in espansione e una domanda crescente di infrastrutture, energia e manifattura avanzata. Tecnologia, standard e capitale umano sono gli ingredienti richiesti, che l’Europa possiede.

Il negoziato resta complesso: carbon border tax, standard ambientali, lavoro, proprietà intellettuale. Ma al momento, sulla piazza mondiale, vista la situazione, non sembrano esserci alternative. E per l’Unione europea si può dire che il primo tempo della partita si chiude con un gol di vantaggio.

Giorgio Ferraris

giorgiof@vicini.to.it

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