Daniele Mencarelli nel suo “Tutto chiede salvezza” ci aveva già portato a soffermarci sul dolore causato dal disagio mentale e sul potere dell’empatia nei rapporti umani difficili.
Anche in “Quattro presunti familiari”, a mio parere erroneamente catalogato come noir, i quattro personaggi di cui parla il titolo sono portatori di una pena indescrivibile come può essere quella causata da una “presunta perdita” cioè da uno strazio che non si concretizza mai, rimanendo immutato senza alcuna speranza di evoluzione.
Ad osservare questo tormento è un giovane appuntato dei carabinieri, in servizio presso Latina ( luogo emblematico a ricordare una parte della storia italiana, descritta come un ambiente cupo, segnato dal passato e dalla violenza). Il giovane poliziotto è portatore egli stesso di un malessere che lo fa esitare tra il desiderio di intessere rapporti solidali con gli altrui e il cedere alla violenza che il suo ruolo potrebbe avallare. La corruzione di alcuni colleghi con cui si accompagna lo porteranno ad un passo dallo scegliere la via più facile ma rischiosa.
La storia è tortuosa perchè caratterizzata da numerosi elementi intrecciati: si cerca di risalire all’identità di uno scheletro femminile ritrovato in un bosco, morte datata a circa vent’anni prima.
Quattro le donne scomparse in quell’epoca e quattro i parenti allertati. Ognuno con un suo carico di aspettative differenti e con uno strazio che gli deriva dal diverso e tormentato rapporto con la persona scomparsa. Due genitori portatori di un segreto forse ignobile, un figlio tossicodipendente, una sorella schizofrenica.
Le persone alloggiano in un mesto albergo cittadino gestito da una donna accogliente anche lei preda di un’amarezza inconfessata, posti sotto la tutela/sorveglianza del giovane carabiniere a cui ha affidato il compito un maresciallo di cui solo alla fine si scoprirà l’intento educativo.
In attesa del DNA che dovrebbe sciogliere i dubbi circa l’identità della vittima e quindi su per chi finirà l’attesa e comincerà il lutto, i presunti familiari, inizialmente quasi impassibili, cominciano a mostrare le crepe di caratteri minati dal dubbio e dalla menzogna. E’ forse osservando i loro limiti e le loro colpe che il giovane Circosta (mi sono chiesta se il cognome abbia attinenza con circostanza…) comincia un processo di riflessione interiore che si dimostrerà salvifica.
Alla fine il mistero si scioglie, il DNA mostrerà di chi è il corpo: qualcuno tornerà alla propria vita con qualcosa che somiglia ad una fievole speranza, qualcun altro con un dolore di tipo nuovo da elaborare e forse un rimorso inestinguibile.
Il giovane appuntato avrà imparato qualcosa di sè stesso che non immaginava e sarà, forse, una persona migliore.
Noi lettori avremo beneficiato della lettura di una bella storia, scritta bene senza mai scendere nella banalità e scandagliata minuziosamente con l’occhio di chi ha imparato a interrogarsi sulle angosce che ci accompagnano.
Daniele Mencarelli
Quattro presunti familiari
Sellerio editore Palermo 2026
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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