“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

Dire no alla guerra

Pedro Sanchez oppone diplomazia e diritto internazionale all’escalation militare.

Noi abbiamo l’articolo 11 della Costituzione che “ripudia” la guerra. Non la rifiuta, non la disapprova, non la condanna: la ripudia. È l’espressione del pacifismo convinto e radicale che i Padri costituenti vollero incidere nella Carta. Ma oggi, paradossalmente, è la Spagna di Pedro Sánchez a difendere quello spirito. Già al vertice NATO dell’Aia del 2025 Madrid aveva scelto di non allinearsi all’obiettivo fissato — portare la spesa per difesa e sicurezza al 5% del PIL entro il 2035 — negoziando un tetto del 2,1%. L’unico alleato ad aver preso le distanze da quella soglia.

Nelle scorse ore, dal Palazzo della Moncloa, il premier spagnolo – per nulla intimidito dal bullismo di Donald Trump che gli ha dato dell’alleato “terribile”, in quanto né impaurito né genuflesso –  ha respinto  pressioni e  critiche, ribadendo il rifiuto di Madrid di partecipare a operazioni militari contro l’Iran e di concedere l’uso delle basi di Morón e Rota. Pur condannando il regime iraniano “che reprime e uccide i propri cittadini, in particolare le donne”,  Sanchez boccia il ricorso alle armi  e invoca  “ una soluzione diplomatica e politica”. Prima che sia troppo tardi. Viene da chiedersi perché quei  timori  non siano maggiormente condivisi in Europa. E colpisce che solo la Francia di Emmanuel Macron abbia espresso solidarietà al collega spagnolo  di fronte alle minacce di ritorsioni economiche arrivate da Washington. Nel suo discorso integrale, il premier iberico afferma che la pace non può nascere dalla violenza né dall’obbedienza cieca alle alleanze: un vero manifesto di valori democratici, legalità internazionale e semplice buon senso. “In primo luogo, respingiamo la violazione del diritto internazionale che ci protegge tutti, soprattutto i più vulnerabili, la popolazione civile. In secondo luogo, non dobbiamo dare per scontato che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo attraverso conflitti e bombe. E infine, non dobbiamo ripetere gli errori del passato. In breve, la posizione del governo spagnolo può essere riassunta in quattro parole: no alla guerra”.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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