Dal titolo del libro è evidente che “la Costituzione siamo noi”. Ma se noi cittadini smettiamo di occuparcene o non la conosciamo bene, la Costituzione rischia di morire o ha una forza sua che la protegge comunque?
“La Costituzione possiede una forza intrinseca perché poggia su un orizzonte di democrazia, giustizia, libertà e solidarietà. Tuttavia, non può camminare da sola: un orizzonte richiede che qualcuno si metta in cammino verso di esso. Senza cittadini che la tengano viva, la leggano e la interpretino ogni giorno, rischierebbe di rimanere una carta morta per terra. Il pericolo maggiore è l’indifferenza: dire la Costituzione siamo noi significa che ognuno deve prendersene un pezzo e renderlo vivo.”
La nostra Costituzione è stata scritta quasi 80 anni fa in un mondo totalmente diverso. Riesce ancora a parlare dei problemi di oggi, come i social o il clima, o inizia a mostrare i segni del tempo?
“Dal punto di vista dei valori, la Carta è ancora estremamente ambiziosa e tratta i grandi temi dell’umano e del vivere insieme: dignità, istruzione, sanità. La Costituzione può certamente essere cambiata, ma bisogna distinguere tra due direzioni opposte: riformare per irrobustire: Ampliare i diritti e rendere la Carta più efficace nella direzione tracciata dai padri costituenti. Riformare per tradire: Esiste il rischio di chi vorrebbe svuotarla, riducendo il diritto al lavoro, mettendo in discussione il ripudio della guerra o privatizzando settori fondamentali come la scuola e la sanità. La scuola, in particolare, deve rimanere gratuita, libera e mantenuta dagli investimenti pubblici.
Incontrando molti studenti, qual è l’articolo o il valore che vede più lontano dai ragazzi di oggi e quale invece li appassiona di più?
“ L’articolo che appassiona: È senza dubbio l’Articolo 21, legato alla libertà di parola e di espressione. Nonostante viviamo in una democrazia, i giovani sentono questa libertà minacciata, forse a causa dell’aggressività e del giudizio costante che percepiscono sui social media. L’articolo più lontano: È tutto ciò che riguarda la partecipazione attiva, come il candidarsi o votare. Molti ragazzi tendono a disinteressarsi della politica. Questo è un grave rischio: se i giovani abbandonano la politica, la società si impoverisce perché perde la loro naturale “forza di progettazione”, lasciando spazio solo alla tendenza delle generazioni più anziane.”
L’incontro al Colombatto si è concluso con un invito alla responsabilità. Come ha ricordato Saudino, una società ha bisogno dei giovani non perché siano “migliori”, ma perché sono gli unici che possono immaginare il futuro invece di limitarsi a ricordare il passato.
Cristian Ghervase
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