“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

Emergenza maranza

Nel nostro pittoresco paese prendere un treno e sperare di raggiungere la meta all’orario segnalato ha le stesse probabilità di accadere di quanto lo sia la vincita del supermega premio della lotteria di capodanno. Cioè magari compriamo anche il biglietto, che non si sa mai la dea bendata stavolta… però sappiamo che non accadrà a meno che non intervenga un miracolo e a quelli non ci crediamo.

Ergo, la cosa è risaputa, mal digerita, accettata quanto un reflusso gastroesofageo quasi incurabile.

Il treno, usato ad uzzolo da alcuni politici nostrani, non sembra però essere priorità di chi di loro dei treni dovrebbe occuparsi.  Ora sembra che il vero  problema italico sia il maranza.

Che, come si sa, oltre a indossare abbigliamento discutibile e a praticare modi non propriamente eleganti, attenta al buon andamento del paese. Tutto funzionerebbe meglio se questa tipologia umana non spadroneggiasse per le strade.  Ce lo vediamo, il cittadino o il turista medio preoccuparsi della maranzitudine piuttosto che dell’attesa di 4 ore in stazione?

Con il suo trolley vacillante e il telefono che si sta per scaricare, scrutando un cartellone che segnala quando vuole l’accumulo del ritardo, sarà lì, perplesso,  a macerarsi sulla pericolosità del maranza.

Irresistibile.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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