Life is like riding a bicycle. To keep your balance, you must keep moving.

La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi continuare a muoverti

Albert Einstein

L’idiota di famiglia

Dario Ferrari

Già con il precedente “La ricreazione è finita” Dario Ferrari ci aveva regalato un libro importante.

Ora con l’  “L’idiota di famiglia” non smentisce la sua vena di ottimo scrittore capace di analisi profonda dei fatti.

Molte e significative considerazioni suscita  questa storia di quarantenne in crisi permanente: un lavoro che sembra aver scelto di risulta, il rapporto affettivo con una compagna  a suo confronto molto più risolta, intorno un mondo che lui, traduttore di professione, sembra non riuscire a decodificare. Quasi strumentale quindi, appare la sua scelta di una professione che lo “obbliga”, almeno così la pensa lui, a farsi da parte, a scomparire per far posto all’autore.

E così Igor (nome scelto appositamente dal padre con una r  finale per sancire aggressività, auspicata per un figlio che sembra volerlo regolarmente deludere), rimane ai margini delle storie che traduce e della propria esistenza. Il ruolo che interpreta nella professione e nella vita sembra essere lo stesso: tradurre il senso per renderlo perfetto formalmente  ma non viverne l’essenza.

Ma si sa, le cose a volte decidono per te, ed in questo caso è la demenza del padre che lo costringe a tornare a Viareggio, sua cittadina natale, e a riallacciare i rapporti con una famiglia, padre, sorella, nipote, mai completamente compresa ed amata e con una cittadina di provincia che racchiude brandelli di storia patria che entreranno di prepotenza nella vita di Igor.

L’analisi del rapporto padre e figlio è sublime. Proprio negli scorci di lucidità, gli ultimi, che un Alzheimer  invadente concede a Herr Professor, (così è  chiamato in famiglia il padre ex docente di Filosofia e uomo di rigida ortodossia comunista), viene consegnato a Igor un testamento spirituale che egli cercherà di rispettare per coerenza ma che invece alla fine gli svelerà molto di sé stesso.

L’osservazione del veloce decadimento intellettuale del padre, che Igor e la sorella Ester osservano con affettuosa impotenza, porta entrambi a rivalutare certe dinamiche famigliari che nel ricordo perdono asperità  per riconquistare nuove e più tolleranti interpretazioni.

Igor trova, in un manoscritto incompiuto lasciato dal padre, un brandello di storia cittadina passato alla storia come “le giornate rosse di Viareggio”, un’insurrezione popolare avvenuta nel 1920, in cui appare protagonista Idargo ( l’Idalgo donchisciottesco, pronunciato alla toscana) e nel tentativo di riordinarne i pezzi sconnessi, trasforma quello che doveva essere un breve soggiorno  nella casa di famiglia in un lungo periodo di riflessione sulla propria infanzia e adolescenza e un riconoscimento meno sprezzante del valore dei legami affettivi.

Allontanata la realtà romana in cui ha vissuto finora, (molto acuta la disamina dell’ambiente editoriale e delle sue piccole e grandi miserie), sospeso non si sa se definitivamente il rapporto sentimentale, abdicato anche il suo ruolo di padrone di un gatto indocile,  Igor sembra scoprire,  proprio nell’allontanamento dalla zona comfort della sua routine anestetizzata, pezzi di sé che non conosceva e che ne fanno un uomo più pacificato.

Una delle più belle frasi trovate ultimamente in un romanzo, nel finale prima dell’epilogo. La riporto tale e quale perché, per chi ama lettura e scrittura, è illuminante:

“ ..io e mio padre abbiamo trovato una pacificazione, e l’abbiamo trovata nell’unico posto in cui due come noi avrebbero potuto incontrarsi: una pagina scritta.”

Splendido.

Dario Ferrari
L’idiota di famiglia
Sellerio editore Palermo 2026

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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