Il cammino dell’Italia verso i Mondiali del 2026 si è interrotto in modo drammatico, ancora una volta ai rigori, questa volta contro la Bosnia, nella finale playoff di qualificazione. Una sconfitta che pesa come un macigno sul calcio italiano, costringendo la Nazionale a un’assenza che dura ormai da 12 anni e che, con ogni probabilità, si estenderà almeno per altri 16. Un periodo di digiuno che mette in discussione non solo il presente, ma anche il futuro della nostra squadra e del movimento calcistico nazionale.
La partita si è giocata il 31 marzo allo stadio Bilino Polje di Zenica, un campo dove la Bosnia ha fatto sentire il proprio calore e la propria determinazione. Gattuso, alla guida degli Azzurri, ha scelto di confermare la formazione che aveva portato alla vittoria contro l’Irlanda del Nord, puntando su un mix di esperienza e gioventù. Tuttavia, sin dai primi minuti, è stata chiara la volontà della Bosnia di imporre il proprio gioco, con un pressing alto e una pressione offensiva continua.
I numeri parlano chiaro: 30 tiri totali per la Bosnia contro un’Italia più timida e meno incisiva, che ha provato a rispondere con meno conclusioni ma con grande cuore. I calci d’angolo, 10 a 4 per i padroni di casa, testimoniano la spinta costante della squadra bosniaca, spesso pericolosa soprattutto sulle palle inattive. In questo contesto, la figura di Gianluigi Donnarumma è stata fondamentale: il portiere azzurro ha compiuto ben 10 parate decisive, tenendo in vita la speranza italiana e dimostrando ancora una volta il suo valore internazionale.
La partita ha però subito una svolta cruciale al 40° minuto, quando Bastoni è stato espulso per un fallo che ha lasciato l’Italia in dieci uomini. Fino a quel momento, gli Azzurri avevano tenuto bene anche dal punto di vista fisico, con 18 contrasti vinti, ma l’inferiorità numerica ha inevitabilmente cambiato l’inerzia del match. La tensione si è fatta palpabile anche dal punto di vista disciplinare: 3 cartellini gialli per la Bosnia e 2 per l’Italia, oltre al rosso che ha condizionato il resto della partita.
Con un uomo in meno, l’Italia ha cercato di resistere con orgoglio, ma al 79° minuto la Bosnia ha trovato il gol del pareggio con Tabakovic, che ha sfruttato un momento di difficoltà degli Azzurri per infilare la rete. Quel gol ha premiato la determinazione e la costanza dei padroni di casa, mettendo in seria difficoltà la squadra di Gattuso e spegnendo in parte le speranze italiane.
I minuti finali e i supplementari sono stati un susseguirsi di emozioni, con l’Italia che ha provato a reagire ma senza riuscire a trovare il gol della vittoria. Così, la partita è arrivata ai calci di rigore, un terreno che spesso si rivela fatale per gli Azzurri negli ultimi anni. Purtroppo, anche questa volta la sorte è stata avversa: Pio e Cristante hanno sbagliato i loro tiri dal dischetto, mentre i bosniaci si sono dimostrati infallibili, segnando tutti e quattro i rigori.
Questa sconfitta non è solo un risultato sportivo, ma un duro colpo per tutto il calcio italiano. Dopo 12 anni di assenza dai Mondiali, l’Italia si trova a dover affrontare una crisi profonda, che coinvolge non solo la squadra ma l’intero sistema calcistico nazionale. È un momento di riflessione, di analisi e di rinnovamento, perché il rischio è che questa lunga assenza diventi una ferita difficile da rimarginare.
Il futuro della Nazionale dipenderà dalla capacità di rinnovarsi, di investire sui giovani e di costruire un progetto solido e duraturo. I tifosi, pur delusi e amareggiati, devono continuare a credere in un’Italia che possa tornare a competere ai massimi livelli, perché il calcio è anche speranza, passione e rinascita.
Per ora, però, resta solo il dolore di un’altra notte amara, un’altra delusione da digerire. L’Italia sarà ancora una volta spettatrice dei Mondiali, costretta a guardare da lontano il grande palcoscenico mondiale, con la consapevolezza che la strada per tornare a brillare sarà lunga e difficile.
Francesco Sauciuc
Lascia un commento