“Puoi portare il cavallo all’acqua ma non puoi obbligarlo a bere”

 

Antico Proverbio Anglosassone

Groenlandia: un secolo di ghiaccio

Un film del 1922 per parlare di oggi

L’apertura della 29ª edizione del Festival CinemAmbiente è stata anche l’occasione per ricordare Gaetano Capizzi, fondatore della manifestazione, che con lungimiranza e determinazione avviò un progetto ormai prossimo al trentennale. Oggi la direzione è passata a Lia Furxhi, già sua collaboratrice, e che ha presentato la proiezione restaurata di Den store Grønlandsfilm  (Il grande film della Groenlandia), documentario muto girato nel 1922: una preziosa testimonianza della vita nell’isola artica oltre un secolo fa e risposta alla volontà del festival di rileggere anche la storia del cinema attraverso una prospettiva ecologica. L’opera conduce lo spettatore in una terra oggi al centro del dibattito internazionale sia per il suo ruolo negli equilibri geopolitici, sia perché rappresenta uno dei luoghi in cui gli effetti dei cambiamenti climatici sono più evidenti.

La proiezione è stata accompagnato dal vivo  dalla band inuit Inuk guidata da Inunnguaq Petrussen (autore, voce e chitarra cantante e chitarrista, nonché presidente del neonato Film Institute della Groenlandia.). Pur rappresentando un interessante tentativo di dialogo tra immagini storiche e sensibilità contemporanea, la colonna sonora tratta dal  repertorio indie pop/rock della band, è risultata a tratti troppo invasiva rispetto alle immagini, finendo per conflieggere anziché valorizzare il fascino austero dei paesaggi ghiacciati e della vita narrata dal documentario.

Ciò che più ha colpito della visione è stata la sorprendente modernità di molti aspetti della vita quotidiana di allora: in particolare, l’abbigliamento dei nativi, studiato per proteggersi da condizioni climatiche estreme, ha mostrato soluzioni pratiche ancora oggi efficaci.

Senza i filtri della sensibilità contemporanea, le scene di caccia e di pesca destinate al sostentamento delle comunità locali sono comparse in crudo realizmo: alcune sequenze, relative alle uccisioni degli animali, possono risultare oggi particolarmente forti per uno spettatore contemporaneo. Tuttavia, proprio questa assenza di mediazioni restituisce con autenticità la durezza delle condizioni di vita dell’epoca e il rapporto diretto che le popolazioni groenlandesi intrattenevano con la natura, da cui dipendeva la loro stessa esistenza.

Nel  dialogo con il pubblico, Petrussen ha ricordato come la Groenlandia stia vivendo una fase di forte esposizione internazionale, alimentata dalle tensioni geopolitiche “Quando Donald Trump parlò per la prima volta dell’acquisto della nostra isola ci facemmo una risata. Ma quando ha continuato a ripeterlo negli anni, quella reazione ha lasciato spazio all’incertezza e alla preoccupazione. Oggi molti di noi guardano al futuro con timore, perché ciò che all’inizio appariva assurdo viene ormai percepito come una possibilità reale.”

Una centralità crescente che è strettamente legata anche alle trasformazioni ambientali: lo scioglimento dei ghiacci rende infatti il territorio sempre più accessibile e strategico, mentre per le popolazioni locali rappresenta una minaccia concreta. Particolarmente colpite sono le comunità del nord dell’isola: cacciatori e pescatori vedono il cambiamento climatico  non in una prospettiva lontana o astratta, ma come realtà che incide ogni giorno sulle condizioni di lavoro e di vita.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

CineAmbiente 2020: Intervista a Gaetano Capizzi

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