Il primo commento, il primo highlight che Marcella Filippa, del suo libro “La riparazione” (Lindau) offre al pubblico della “Miniera culturale in periferia”, è la particolarità del colore della copertina. L’azzurro non è, in genere, fra i preferiti degli editori, che scelgono piuttosto colori tenui. Un omaggio all’”altra metà del cielo?”
Siamo nella sala della Ex Venchi Unica, il 16 giugno. Venti profili di donne che non hanno fatto la Storia, non quella con la s maiuscola, ma protagoniste di storie emblematiche. L’autrice, storica e scrittrice, e Presidente dell’Associazione Vera Nocentini, nata per preservare e valorizzare la memoria del movimento operaio e sindacale e del mondo del lavoro torinese, è accompagnata, nella presentazione del saggio, da
che è stata garante dei diritti dei detenuti nel carcere di Torino. Una di quelle persone che passano parte della vita insieme ai carcerati, trovandosi a condividere le loro sofferenze.
Il rammendo è il gesto della cura: dove c’è uno strappo si cuce, in silenzio, con pazienza, e per farlo serve tempo, esperienza, carità. Appianare i rancori e le delusioni, riuscire a consolare. E’ la forza di questa resistenza sommersa.
Come Ilse Weber, scrittrice di libri per bambini, musicista, che internata in campo di concentramento si prende cura dei bimbi malati, inconsapevoli del loro destino, raccontando loro storie e cantando loro la ninna nanna, e accompagnandoli fino alla fine. Altre donne coraggiose sapranno accompagnare i loro stessi figli nel comune, tragico destino. Tragedie personali che ricordano il film “La scelta di Sofie” in cui la protagonista è costretta a subire lo strazio di dover scegliere quale dei suoi due figli salvare.
Ma anche vicende come quella di Suor Giuseppina, al secolo Giuseppina De Muro, proclamata “Giusta tra le nazioni”. Superiora della piccola comunità di suore impegnate tra le detenute nelle carceri di Torino. Dove sono imprigionati patrioti, partigiani, ebrei, perseguitati politici, ammassati in celle anguste. Durante la Liberazione andrà in Questura a trattare la liberazione dei prigionieri
Storie vere che insegnano a ricominciare. I venti profili raccontati in questo libro sono quelli di donne che in tempi di conflitto, violenza e persecuzione, hanno praticato l’arte della riparazione, attraverso il canto, la musica, l’arte, la scrittura, la poesia, la filosofia e l’impegno politico.
Monica Cristina Gallo, moderatrice, è stata garante dei diritti dei detenuti, e testimonia di numerosi casi di proteste nel carcere come lo sciopero del carrello, un rifiuto dei pasti, o delle attività che sono spesso parte della vita delle detenute.
Questi episodi ricordano una singolare forma di protesta attuata (1943) dalle “donne di Rosenstrasse” mogli “ariane”, spesso cattoliche, di ebrei che erano stati imprigionati dalle SS in quanto ebrei. Le donne si radunavano, portavano del cibo caldo. Sostenevano i loro cari in cattività. In un silenzio che spiazzava i militari in servizio armato a piantonare il carcere, e li rendeva incapaci di reagire.
Rammendare. andare oltre l’odio senza farsene vittima. Sopravvivere nascondendo la sofferenza, e portando un momento di serenità e fiducia a chi ne ha bisogno.
Come Elettra Bruno che comunica con il marito in carcere; scrive, racconta dei figli che operano nella Resistenza. E’una cifra comune, quella delle donne che stanno vicine ai mariti in carcere: per gli uomini non è così, sostiene Marcella Filippa, spesso i mariti si interessano poco delle loro compagne in carcere.
Storie vere che insegnano a ricominciare. Venti figure di donne che in tempi di conflitto, violenza e persecuzione, hanno praticato l’arte della riparazione, attraverso il canto, la musica, l’arte, la scrittura, la poesia, la filosofia e l’impegno politico.
Messaggi di speranza. “Fare i conti con le nostre ferite”. Forse il mondo non si può cambiare ma si può riparare.
Gianpaolo Nardi
gianpaolon@vicini.to.it
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