…e poi si scopre che nonostante Fred Buscaglione sia un’icona cittadina di cui ci sembrava di sapere tutto, ci sono cose di lui e della sua vita che ce lo restituiscono con un’immagine più divertente, quasi casalinga.
Presentato all’Evergreen festival del Parco della Tesoriera, organizzato da ‘Tedaca’, ” Sapete chi sono?” è un gustoso documentario di Alessandro Benna che raccoglie aspetti inediti della vita del cantante ma anche del suo amico e sodale Leo Chiosso, artefice di musiche e canzoni indimenticabili interpretate non solo dalla star cittadina ma dalla maggior parte dei cantanti italiani degli anni passati.
A illustrare parti di vita dei due artisti il figlio di Leo, Fred Chiosso e la scrittrice torinese Marina Rota che ha voluto, attraverso tre viaggi onirici a ritroso nel tempo, raccontarne il percorso umano e artistico, dalla ventennale gavetta al successo clamoroso, stroncato poi dall’ incidente automobilistico fatale.
L’autrice ne segue il cammino dalla nascita, nella portineria di un lussuoso palazzo nobiliare di Piazza Cavour, alla frequentazione solo triennale del Conservatorio, che il ragazzino benché genio musicale, (saprà suonare egregiamente più di uno strumento), abbandonerà presto causa il poco affetto per la musica classica. Poi i primi passi nelle balere e fu durante un esibizione al Gran Caffè Ligure che Leo Chiosso lo ascolterà e da lì nascerà un sodalizio musicale ed umano che li accompagnerà fino alla fine.
Dicevamo lunga gavetta, che attraverserà il mondo musicale dell’epoca, assai influenzato dallo swing proveniente da oltreoceano. Ancora non era nato il personaggio, che Leo Chiosso aiutò a mettere a fuoco, di “Duro di Torino”.
Baffetti e doppio petto gessato, eccolo incarnare il prototipo del gangster di mezza tacca da hard-boiled americano.
Il rapporto fra i due, quasi simbiotico, li portò addirittura ad abitare nello stesso palazzo di Borgo Vanchiglia, dove per molto tempo nacquero suggestioni e brani da un balcone all’altro.
Qui i ricordi del figlio di Leo Chiosso riportano gli aspetti più divertenti del rapporto fra i due, quelli poco raccontati ma significativi di un legame che andava molto al di là di quello professionale e che permeava la vita dei due, delle loro famiglie e, pare, addirittura del vicinato, se è vero che a tarda sera, da un balcone all’altro, provavano a mettere a punto qualche nuovo pezzo.
Divertente il racconto di come i titoli più famosi del duo nascessero spesso da situazioni quotidiane o da osservazioni che nulla c’entravano con lo sviluppo poi della canzone stessa.
“Che notte quella notte” per esempio, nasce da un’indigestione di asparagi che portò le due famiglie sull’orlo della lavanda gastrica.
Il personaggio un po’ gaglioffo che i due cucirono addosso a Fred lo accompagnerà fino alla morte. Di ritorno all’alba da una sosta sul set del film “Noi duri” e una serata fra amici si schianterà con la sua Ford Thunderbird rosa contro un camion.
La storia lo riporta ubriaco fradicio, Fred Chiosso racconta che non lo era affatto, solo molto stanco. Probabilmente la prima versione faceva più gioco al personaggio un po’ maledetto che si era costruito addosso.
Al suo funerale, celebrato nella chiesa di Santa Giulia a Torino, parteciparono decine di migliaia di persone, a dimostrazione che la città molto aveva amato il simpatico gangster nostrano.
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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