“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Venezia 83: il cinema racconta l’informazione

«Nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, i genitori si preoccupano allo stesso modo, sogniamo allo stesso modo: per questo è difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono». Ha lasciato il segno il discorso fatto al Lido da George Clooney ricevendo il  Leone d’oro alla carriera: parole che  mettono in guardia dall’uso strumentale dell’informazione per alimentare paure, intolleranze e conflitti sociali. Dal secolo scorso a oggi, il cinema ha saputo raccontare il rapporto stretto tra la società e i mezzi di comunicazione, mostrando il loro potere di orientare l’opinione pubblica, costruire consenso e alimentare divisioni.

In questo orizzonte si inserisce La ragazza con la Leica, della regista italo-svizzera Alina Marazzi (Orizzonti), tratto dall’omonimo romanzo di Helena Janeczek. Al centro c’è Gerda Taro, giovane ebrea fuggita dalla Germania nazista e approdata a Parigi, dove incontra Robert Capa, che diventa suo compagno e con cui scopre la passione per la fotografia. Il 14 luglio 1937, ultimo giorno trascorso con Capa e gli amici prima di tornare sul fronte spagnolo, diventa il punto di partenza per ripercorrere, tra passato e presente gli episodi della sua breve vita: la militanza politica a Lipsia, l’esilio parigino e la svolta professionale. La Leica diventa uno strumento di testimonianza, di denuncia del fascismo e di impegno civile, anche se Marazzi  mette in primo piano lo spirito libero e trasgressivo, il coraggio e la modernità della protagonista.  Un buon equilibrio tra fiction e filmati d’epoca evoca  il clima politico e storico di quegli anni.                                                                                                                                                                Ink di Danny Boyle (Venezia 83) ricostruisce l’acquisizione nel 1969 da parte del magnate dei media Rupert Murdoch del quotidiano inglese The Sun e il suo successivo rilancio, affidato al giornalista Larry Lamb. È soprattutto la storia della trasformazione di un giornale in crisi in un moderno tabloid popolare, capace di rivolgersi a un pubblico molto più ampio. La strategia di  Lamb parte da un’idea semplice e, allo stesso tempo, rivoluzionaria: per vendere un giornale bisogna dare ai lettori ciò che desiderano leggere. Per questo la linea editoriale introdotta abbandona il linguaggio più tradizionale e autorevole della stampa britannica e punta su cronaca, sport, spettacolo, sesso e scoop. Il film mostra quindi la nascita di una nuova idea di giornalismo: non più soltanto raccontare i fatti, ma catturare l’attenzione.  Si solleticano le curiosità del pubblico, si sfruttano le emozioni e le debolezze dei lettori e si costruiscono titoli e immagini capaci di attirare immediatamente lo sguardo. Nello stile tipico di Boyle ( ritmo serrato del racconto, movimenti di macchina e montaggio dinamici)  Ink racconta l’origine di un modello destinato ad avere ampie conseguenze sul presente: una riflessione sul potere dei media e  sulla responsabilità condivisa tra chi produce l’informazione e chi la consuma.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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