“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Venezia 83: le donne, la famiglia, la libertà

I film presentati al Lido interrogano sulla condizione femminile, mettendo al centro donne divise tra ciò che sono e ciò che la società chiede loro di essere. È il caso di Kvinde Ukendt (Woman Unknown) (Venezia 83), ambientato nella Danimarca dell’immediato dopoguerra. Marie sta per sposare Christian, un ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. La donna nasconde un segreto che un ex compagno di scuola, incontrato per caso, minaccia di rivelare: durante l’occupazione ha avuto una relazione con un soldato tedesco. May el-Toukhy, cineasta danese-egiziana e unica donna alla regia tra i 21 titoli in competizione per il Leone d’Oro, mette in luce come le donne abbiano  spesso pagato il prezzo della guerra con il proprio corpo. Ma il personaggio di Marie è tutt’altro che privo di ambiguità: vero che quelle come lei, prive di potere sociale, definite  “collaboratrici orizzontali”,  venivano perseguitate, umiliate e segnate  dalla condanna sociale. Ma è altrettanto vero che quando Marie vede nel matrimonio e nell’elevazione sociale la possibilità di riscattarsi,  è disposta a perseguirla con ogni mezzo, anche con quelli moralmente discutibili.

Il ritorno di Nanni Moretti in competizione con Succederà questa notte (Venezia 83)  è stato salutato dalla critica in modo difforme: più severo il giudizio della stampa straniera sulla storia d’amore liberamente ispirata ai racconti di Legami di Eshkol Nevo, che ha invece convinto i recensori nazionali. Il personaggio più interessante e ricco di sfumature del film è senz’altro Greta, interpretata da una intensa Jasmine Trinca. La protagonista è un’attrice che, dopo il matrimonio, mette in secondo piano  professione e  vita personale per dedicarsi alla figlia Anna, bambina e poi ragazza fragile e difficile da comprendere. La maternità diventa così una scelta totalizzante, per cui Greta  sospende se stessa, la propria carriera e la possibilità dell’ amore. Moretti non rappresenta una figura idealizzata, ma una donna che, nel dedicarsi completamente alla figlia, decide di mettere da parte desideri e aspirazioni.

Ma è diretto da un uomo il film più femminista visto finora: si tratta di Moragheb (Falling House) (Orizzonti) dell’iraniano Mohsen Gharaei. Alla periferia di Teheran, stanno per abbattere la casa dove abita la guardia carceraria Rashid  con la sua famiglia. Quando l’uomo, in apparenza padre affettuoso,  scopre che la primogenita Ensi sta progettando in segreto di trasferirsi in Turchia per diventare modella,  cerca in ogni modo di impedirglielo, in un crescendo adrenalinico di violenza psicologica e fisica nei confronti della moglie e delle figlie.  Dopo anni di silenzio Gharaei ha deciso di tornare a far cinema  per raccontare  la repressione, l’impossibilità di scegliere liberamente il proprio destino e le discriminazioni di genere vigenti nel suo Paese. La casa, simbolo degli affetti, qui anziché offrire riparo e conforto diventa una prigione  destinata a crollare, come le barriere che ancora negano alle donne iraniane autodeterminazione e libertà.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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