“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

Riflessi fantasma: 

quando i videogiochi fanno muovere il corpo anche dopo aver smesso di giocare

Questo testo è stato realizzato per un progetto di Fsl.  Presenta una teoria non confermata in modo scientifico, utilizzando uno stile che richiama quello della ricerca per risultare più convincente. L’idea dei cosiddetti “riflessi fantasma” legati ai videogiochi non è supportata da studi solidi: eventuali movimenti automatici dopo il gioco sono generalmente effetti temporanei dovuti all’abitudine o alla forte concentrazione. Va quindi considerato come un contenuto a scopo creativo, non come una fonte scientifica affidabile, e ipotizza gli esiti del lavoro di un gruppo di ricercatori per un dossier dedicato agli effetti fisici dei videogiochi.

Per anni si è discusso degli effetti dei videogiochi su attenzione e concentrazione. Ora però una nuova teoria propone qualcosa di diverso: giocare a lungo potrebbe causare dei “riflessi fantasma”, cioè movimenti automatici del corpo anche quando non si sta più giocando.

Secondo lo studio, condotto su gruppi di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, molti giocatori abituali mostrerebbero reazioni fisiche involontarie nelle ore successive al gioco. Tra queste, piccoli scatti delle mani, movimenti delle dita come se si stesse ancora usando il controller, o cambiamenti improvvisi della postura.

I ricercatori hanno osservato i partecipanti dopo sessioni di gioco prolungate, soprattutto con videogiochi d’azione o competitivi. In diversi casi, i ragazzi continuavano a fare micro-movimenti tipici del gioco anche mentre erano seduti, parlavano o facevano altro.

Nei casi più intensi, lo studio descrive situazioni in cui:
i giocatori muovono le dita come se stessero premendo tasti anche senza controller
alcuni girano leggermente la testa come se seguissero qualcosa sullo schermo
altri reagiscono con piccoli scatti a suoni improvvisi, come se fossero ancora in partita.

Secondo i ricercatori, questo effetto sarebbe temporaneo ma potrebbe diventare più evidente con l’aumentare delle ore di gioco giornaliere.

Non tutti gli esperti però sono d’accordo. Alcuni sostengono che questi comportamenti siano semplicemente abitudini o effetti della concentrazione, simili a quando una canzone resta in testa dopo averla ascoltata più volte.

Tuttavia, il gruppo che ha condotto lo studio invita a non sottovalutare il fenomeno. Secondo loro, si tratta di un segnale di quanto i videogiochi possano influenzare non solo la mente, ma anche il corpo.

Se questa teoria fosse confermata, significherebbe che l’esperienza di gioco non finisce davvero quando si spegne lo schermo, ma continua per un po’ anche nella realtà, attraverso movimenti che il giocatore non è in gradodi controllare.

Francesco Sauciuc

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