“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

Mufant a teche aperte

I motori del Mufant, in via Reiss Romoli 49 bis, il primo museo italiano del fantastico e della fantascienza, sono accesi. Il tempio delle collezioni di cimeli di letteratura, cinema, fumetto, collezionismo, modellismo, televisione, illustrazioni interamente dedicati a tematiche fantastiche e fantascientifiche ha un cuore vivo che in questi mesi ha continuato a pompare e pulsare, nonostante l’emergenza sanitaria.

Anche se da novembre le sue sale sono tornate inaccessibili, i curatori hanno  partecipato a diverse iniziative online cittadine, e ideato “Mufant a porte chiuse, Mufant a teche aperte”,  una serie di video per accedere  virtualmente agli spazi espositivi del museo. Il progetto si realizza mostrando uno o più pezzi, su un tema: dal gotico, per arrivare alla mostra su Sailor Moon, portando gli oggetti fuori  dalle teche e contestualizzandoli. La sfida è entrare in un ambiente digitale, che è già saturo, e diventare visibili, attraverso una campagna di pubblicizzazione, di promozione, di  “marketing”; quindi  evolvere il format, attraverso gli interventi di una serie di ospiti del mondo della letteratura, del collezionismo, e con i quali  raccontare in “pillole” i contenuti del museo, a breve anche con la sottotitolazione in inglese. La cadenza sarà di 3-4 appuntamenti al mese. Rivelando degli oggetti, com’è lo stile del Mufant, l’anima più colta, che ha ispirato i grandi autori della letteratura, ma anche quella più pop, colorata, che li ha resi  fenomeni del cartone animato, del fumetto. Parliamo di questo, di cultura, musei chiusi e alla fine anche di virus “buoni” con Davide Monopoli, che è insieme a Silvia Casolari direttore artistico del Mufant.

Monopoli, ci sono  prospettive di riapertura?

Non si può prevedere, è la caratteristica di questa fase. Mentre nel primo lockdown, dopo un mese, le varie realtà (assessorati, musei..) condividevano il da farsi (norme, protocollli di sanificazione, accoglienza di pubblico…), da novembre a oggi  la situazione è  molto più farraginosa, con meno contatti con le istituzioni locali e nazionali. Ci sono poche informazioni e spesso contraddittorie su quando si riaprirà e neanche discussioni in corso, come sta accadendo per la scuola.

 Pensate di incrementare gli orari?

Alla prima riapertura  abbiamo fissato i tempi, attivato le prenotazioni, sapevamo di poter accogliere  al massimo 70 persone simultaneamente, e quindi abbiamo contingentato i flussi  (200-250 visitatori al giorno nel week end, segmentati nei tre turni). Non abbiamo aumentato gli orari perché  per organizzazioni medio- piccole come le nostre in questi momenti di fragilità economica  raddoppiare l’impegno non è praticabile.

Nel periodo  di chiusura quali iniziative online avete intrapreso?

Abbiamo partecipato con delle produzioni video a vari eventi fin dal primo lockdown: per il 25 aprile con il Polo del ‘900,  alla festa degli archivi, Archivissima,  a  TOHorror Fantastic Film Fest, la rassegna del cinema fantastico. A partire da maggio- giugno abbiamo avviato il “Fantaperitivo” del mercoledì, in collaborazione con Paolo Bertolini, proprietario di  negozi in  città,  giocando sul dialogo fra centro e periferia, attraverso  appuntamenti in diretta  con ospiti del  mondo della cultura, dell’imprenditoria, dell’arte e della fantascienza torinese.

 E  di recente?

E’ partita l’iniziativa “Mufant a porte chiuse, Mufant a teche aperte”, abbiamo realizzato i primi  filmati. Attualmente c’è  una grande quantità di prodotti video online, e si può rischiare l’inflazione, ma  ci interessa anche per il dopo: infatti stiamo traducendo il sito in inglese, costruendo le condizioni per poter far conoscere il museo anche al di fuori dei confini nazionali.

C’è il rischio che le visite virtuali possano ridurre la platea dei visitatori reali?

Innanzitutto le esperienze dal vivo e online sono decisamente diverse; inoltre su  Sailor Moon  abbiamo 400 pezzi, ma in video ne mostriamo  solo due. Per ogni sezione è così, quindi  non sveliamo mai troppo. Inoltre la forza del museo è la sua dimensione “feticistica”, vedere l’oggetto dal vivo, e quella non si spegne.

Come vi sostenente al punto di vista economico?

Partecipiamo a bandi di fondazioni private, istituzioni, regione, Ministeri; lo sbigliettamento è in crescita, ma dobbiamo migliorare, e poi  abbiamo la fortuna di avere costi limitati, grazie alla generosità del Comune di Torino che ci lascia i locali  in comodato d’uso. Abbiamo, infine, il rimborso delle tessere musei, anche se poco significativo dal punto di visa del bilancio annuale.

 Vi sareste aspettati un sostegno governativo?

Si poteva fare qualcosa di più: abbiamo trovato assurdo che nel Decreto Ristori bis, con i nuovi codici  Ateco, tra i soggetti beneficiari non ci fossero i musei. Poi sono stati aggiunti quelli statali, che però sono in numero assai limitato: i musei in genere sono delle partnership tra istituzioni e privati  e quindi, come noi, non hanno ricevuto un centesimo. Silenzio totale inquietante e trasversale, da parte di tutte le entità politiche.

Siete ottimisti o  prevale lo sconforto pensando al futuro?

Il problema è complesso e  legato  alla gestione dei  tesori culturali di questo Paese e all’incapacità di valorizzarli, anche in senso turistico. Il governo attuale  ha gestito come poteva questa crisi, ma i problemi risalgono a prima di questa urgenza, con la trascuratezza nei confronti della cultura, acutizzata dall’indebitamento del nostro Paese e  dalle crisi economiche recenti che hanno inciso  sul settore e rivelato la sua debolezza endemica. Siamo ottimisti sul futuro: quando  abbiamo riaperto  è andata bene, la mostra di Sailor Moon – per cui riceviamo continue richieste –  sarà prorogata fino alla fine di aprile.

 Quindi non solo auspicare il ritorno alla normalità, ma lavorare per il cambiamento.

La dimensione digitale è uno strumento e lo applicheremo in quelle situazioni in cui non sarà possibile  incontrarsi nell’immediato: stiamo avviando alcune collaborazioni con la Cina, rispetto alle quali l’uso del digitale sarà decisivo, come  per la gestione del museo e la conoscenza dei suoi contenuti. I video che stiamo realizzando (visibili sui social e sul nostro account Youtube), li possiamo proporre  anche all’estero (la mostra su Sailor Moon  presentata in Danimarca con sottotitoli in danese).

 C’è una sezione nella quale il visitatore,  una volta tornato al Mufant, potrà rispecchiarsi?

Sicuramente la nostra collezione di letteratura utopica e distopica, catastrofista, che è un sottogenere della fantascienza. Penso a “2020”, il romanzo della psichiatra israeliana Hamutal Shabtai, che nel 1997 predisse la pandemia a causa di un virus partito dalla Cina, o  a “La guerra dei mondi”: c’è uno spazio nel museo dove ci sono due rare edizioni italiane del volume e modellini di astronavi degli anni ’70, a testimoniare – come sempre – la doppia anima del tema, quella letteraria, elevata, e quella pop, ludica. Nel romanzo di Wells quando gli alieni escono dalle astronavi vengono uccisi dal virus del raffreddore, non avendo il sistema immunitario  attrezzato a difendersi: il virus debella il nemico alieno, torna  a vantaggio dell’umanità. Metaforicamente, l’elemento positivo di questa fase sta nella discontinuità, l’imprevisto ha una qualità forte nel contrastare abitudini, sedentarietà e può tirar fuori nell’essere umano risorse  di intelligenza, di solidarietà, di vicinanza impensate.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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