La famiglia come luogo degli affetti ma anche teatro delle contraddizioni, delle ambizioni e dei conflitti che scuotono la società. È da questa prospettiva che si possono accostare L’estranea di Paolo Strippoli, (2026) autore affermatosi nell’horror di nicchia, selezionato a rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar 2027 per il miglior film internazionale, e Anniversary (2025), di Jan Komasa, tra i più affermati cineasti polacchi della sua generazione. Ancora in sala il primo, recuperabile in streaming il secondo, offrono l’occasione di confronto tra due visioni della famiglia, entrambe attraversate dalle tensioni del mondo odierno. Ne L’estranea, un piccolo imprenditore riesce ad affermarsi economicamente e il suo palcoscenico domestico rappresenta tutto ciò che gli altri vorrebbero essere. È soprattutto Anna, la madre, a difendere il ruolo sociale conquistato: ma quando il castello di bellezza, ambizioni e promesse si incrina, è disposta a pagare qualunque prezzo per salvarlo. Nel richiamo al mito di Faust, la donna si erge ad artefice del destino familiare; ma dietro questa volontà di controllo si può intravedere anche qualcosa di più umano e doloroso: il desiderio di riavvolgere il nastro della propria vita, cancellare l’errore commesso in una scelta o nei confronti di un figlio, per potervi porre rimedio. In realtà il sogno impossibile di correggere il passato proprio e altrui trascina i protagonisti in una spirale di conseguenze via via più rovinose.
Nel thriller distopico Anniversary la famiglia diventa lo specchio della deriva totalitaria delle democrazie contemporanee. Ellen, docente progressista di un’università americana, circondata dall’affetto del marito e dei quattro figli, durante la festa per l’anniversario di nozze ritrova nella fidanzata del figlio Liz, un’ex allieva bocciata per le idee illiberali. Ma mentre nel Paese via via si afferma il movimento «The Change», teorizzato da Liz, anche gli equilibri familiari si spezzano: la tragedia privata procede in parallelo a quella politica e la casa, da rifugio, si trasforma nell’arena dello scontro tra visioni del mondo contrapposte.
Nei due film, le madri incarnano risposte antitetiche alla crisi: Anna sacrifica la libertà dei familiari pur di preservare il modello di successo faticosamente conquistato; al contrario Ellen difende gli affetti e i valori democratici minacciati da un’ideologia autoritaria. Famiglia e società non possono reggersi sull’imposizione di un’immagine perfetta o di un ordine imposto e indiscutibile: per non disgregarsi, hanno bisogno di riconoscere le fragilità, di accogliere il dissenso e di lasciare spazio all’autonomia personale.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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