” Siamo fatti della materia
di cui sono fatti i sogni”

William Shakespeare

 

Obiettivi del Piemonte nella vaccinazione degli adulti

Si è tenuto presso a Torino, il 4 dicembre scorso presso l’Hotel NH Collection Torino Santo Stefano il convegno “L’impegno della Regione Piemonte nella Prevenzione vaccinale degli adulti”.

Il Piano Nazionale di Prevenzione per la copertura vaccinale degli adulti ha fissato degli obiettivi precisi. Siamo ancora lontani dagli obiettivi per questo la Regione Piemonte è impegnata a rafforzare le proprie strategie per colmare questo divario: accesso all’innovazione, modelli organizzativi efficaci e campagne di comunicazione e sensibilizzazione mirate.

In Piemonte oltre un quarto della popolazione ha più di 65 anni con un’età media di 48 anni ed un indice di vecchiaia tra i più alti d’Italia. Proprio per questo, proteggere la popolazione adulta, anziana e fragile, dalle malattie prevenibili, rappresenta una priorità per la sanità della regione.

“La prevenzione vaccinale nell’adulto, e in particolare nei soggetti fragili, rappresenta una priorità strategica per la Regione Piemonte.” Queste le parole di Federico Riboldi, Assessore alla Sanità, Regione Piemonte “La nostra popolazione è tra le più longeve d’Italia e d’Europa: garantire una protezione efficace dalle malattie prevenibili con vaccino significa, quindi, tutelare la salute, ridurre complicanze e sostenere un invecchiamento attivo e in buona salute. In Piemonte i percorsi vaccinali per i pazienti fragili sono integrati nel percorso clinico-assistenziale e supportati dai professionisti sanitari: la collaborazione tra ospedale, territorio e specialisti permette di raggiungere i cittadini più vulnerabili, garantendo loro la migliore protezione possibile. È infatti fondamentale l’alleanza tra istituzioni, operatori sanitari e cittadini per rafforzare la prevenzione”.

“Le coperture vaccinali sono insufficienti in regione come nel territorio nazionale e, per quanto in particolare attiene all’Herpes Zoster e Pneumococco, il modello polidose, l’aderenza alla campagna vaccinale e la somministrazione in luoghi storicamente orientati alle tradizionali vaccinazioni dell’infanzia non consentono di guardare al futuro con fiducia. Pensare a grandi hub vaccinali, magari sostenuti dell’industria stessa o dalle fondazioni bancarie, insieme ad una adeguata strategia comunicativa potrebbe aiutare a conseguire obiettivi di copertura sfidanti e sostenibili”, sostiene Carlo Picco, direttore generale dell’ASL Città di Torino

 “L’implementazione completa del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale richiede un costante aggiornamento delle competenze, la capacità di rispondere a nuove criticità emergenti e l’impegno a valorizzare opportunità ormai consolidate ma ancora parzialmente inespresse. In questo contesto, la vaccinazione antipneumococcica assume un ruolo centrale: la malattia pneumococcica invasiva e non invasiva continua, infatti, a rappresentare una minaccia rilevante sia per i neonati e i bambini, sia per gli anziani e i gruppi a rischio individuati dal Piano. A tale proposito questo evento sarà molto utile per fare il punto su quelle sfide organizzative, comunicative e operative che tuttora permangono, quali l’identificazione dei soggetti a rischio, la presa in carico efficace della popolazione adulta e fragile e l’adesione alle raccomandazioni”. dichiara Giancarlo Icardi, Direttore U.O. Igiene Ospedale San Martino Genova

 “Investire nella prevenzione in età adulta significa ridurre ricoveri, assenze lavorative e i costi – diretti e indiretti – legati alle complicanze delle malattie prevenibili, garantendo al contempo una migliore qualità della vita, soprattutto per le persone più fragili e a rischio. Le evidenze scientifiche mostrano che ogni euro investito in prevenzione genera un ritorno di circa 14 euro, valore che nell’immunizzazione dell’adulto-anziano sale fino a 19 euro… con l’utilizzo dell’innovativo vaccino anti-pneumococcico nella popolazione adulta, su un orizzonte temporale pluriennale, potrebbe generare anni di vita in buona salute, evitare circa 180mila casi di malattia e potrebbe determinare un risparmio potenziale fino a 457 milioni di euro per la società e il SSN.”, spiega Annalisa Calabrò, Professore Associato di Igiene, Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute, Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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